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La Namibia verso l’autosufficienza energetica: ecco come

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Roma, 6 lug – Come molte altre nazioni africane, anche la Namibia ha problemi nella produzione di energia e per questo soffre di frequenti black out che impediscono al Paese di crescere e svilupparsi. Il governo è ben consapevole del problema e ha deciso di correre ai ripari, incentivando investimenti negli idrocarburi e agevolando l’uso di fonti rinnovabili al fine di raggiungere l’autosufficienza energetica.

Namibia autosufficiente?

Raggiungere l’obiettivo non solo permetterà alla Namibia di risparmiare enormi quantità di valuta pregiata, oggi utilizzata per acquistare l’energia all’estero, ma permetterà anche di stimolare la crescita economica tramite una fornitura costante di elettricità senza interruzioni. Al momento molta dell’energia utilizzata in Namibia viene importata dal Sudafrica dove Eskom, che ha il monopolio della produzione di elettricità, spesso è costretta a interrompere le forniture per via di una cattiva gestione. Un problema che si vuole risolvere ora una volta per tutte incentivando gli investimenti nel settore energetico.

Rinnovabili e non solo

Una parte importante del nuovo mix energetico della Namibia è destinato a venire dalle fonti rinnovabili: a tale proposito il governo sta promuovendo il solare e l’eolico, con due società che hanno già mostrato interesse nel settore. Per quanto riguarda invece l’idroelettrico, presto verrà costruita una diga al confine tra Namibia e Angola che, una volta completata, produrrà 600 megawatt di elettricità che verrà divisa in parti uguali tra i due Paesi.
Le fonti rinnovabili, anche se importanti, non sono però l’unico modo per raggiungere l’autosufficienza energetica visto che investimenti importanti sono anche previsti nel settore degli idrocarburi. Tra questi sono degni di nota il progetto del gas di Kudu e una raffineria galleggiante a Walvis Bay del valore di 370 milioni di dollari che sarà in grado di lavorare 37.500 barili di petrolio al giorno, permettendo così alla Namibia di ridurre l’importazione di prodotti raffinati.
Giuseppe De Santis

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