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Mixer audio: come funziona e a cosa serve

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Quante volte avete sentito parlare di mixer? Se avete le idee poco chiare sull’argomento, vi spieghiamo le sue caratteristiche principali così da permettervi di capire se possa essere un dispositivo da acquistare o meno.

Chi fa musica, che sia in uno studio di registrazione o dal vivo, deve avere a che fare con un mixer, beh, più che altro c’è una persona preposta all’utilizzo di questo apparecchio mentre il musicista si preoccupa (o dovrebbe preoccuparsi) solo di suonare. 

In concreto quando è necessario utilizzare un mixer? Ebbene questo apparecchio si impiega quando ci sono diverse sorgenti sonore e queste devono essere mixate per poi venire convogliate in una unica uscita. Vogliamo spiegare in modo semplice le principali caratteristiche di questo apparecchio, quello che ci interessa è dare al lettore una sorta di infarinatura anche per aiutarlo a capire se magari è il caso che si compri un mixer oppure possa farne a meno.

Mixer analogico e mixer digitale

I mixer per cantare e suonare, per la regia o il djing differiscono per numero di canali e altre caratteristiche ma la differenza che più ci interessa portare alla vostra attenzione in questo momento è quella tra un modello analogico e uno digitale. Nel caso dl mixer analogico tutti i canali ricevono il segnale in analogico, lo miscelano in analogico e lo “restituiscono” sempre in analogico. 

Oggigiorno a livello professionale sono particolarmente diffusi i mixer digitali. A differenza del precedente, questo può ricevere sia un tipo di segnale sia l’altro miscelandolo sempre in digitale, in uscita il segnale può restare tale oppure essere analogico in base alle esigenze.

Mixer passivo e digitale

Un’altra differenza che vale la pena sottolineare è quella tra mixer passivo e digitale. Invitiamo il lettore a non fare confusione con quanto detto nel paragrafo precedente. In questo caso la differenza riguarda la gestione del mixer che, nel caso di quello passivo, è del tutto manuale, dunque sta al tecnico preoccuparsi di posizionare i vari cursori e quant’altro manualmente. 

Il mixer digitale, invece, offre un altro tipo di gestione che, attenzione, non esclude quella manuale. In pratica, dopo aver settato il mixer basta un pulsante per richiamare il settaggio e i cursori si spostano da soli.

L’organizzazione del mixer

Il mixer ha diversi canali, possono essere 4, 8, 16 e così via, è organizzato per blocchi verticali quindi lungo una linea verticale troviamo ingressi, uscita e i cursori dedicati. I mixer hanno una sezione dedicata ai diversi tipi d’ingresso come il connettore XLR, quello TRS e in alcuni modelli sono presenti anche i connettori RCA.

C’è poi la sezione detta “stadio d’ingresso” dove in pratica il segnale in entrata viene adattato alle caratteristiche del mixer. In questa sezione troviamo il potenziometro per il gain del preamplificatore oltre ad altri controlli come quello dedicato all’alimentazione phantom.

Gli equalizzatori

Ci sono poi gli equalizzatori, che si usano per intervenire sulla qualità timbrica del segnale. Generalmente questi dispositivi sono a tre bande, aggiungiamo che sui mixer professionali non di rado troviamo bande semi parametriche o parametriche. Che cosa significa? Nel caso di bande semi parametriche si può modificare la frequenza centrale, la stessa cosa permettono di fare le bande parametriche ma in aggiunta si può intervenire anche sul “fattore di merito”. 

A questo punto ci sembra opportuno fornire una ulteriore spiegazione, senza però diventare troppo tecnici. Il fattore di merito è riferito a una oscillazione ed è un parametro di smorzamento di questa; in pratica riassume lo smorzamento e la frequenza naturale che sono i due parametri fondamentali dell’oscillazione.

La sezione “mandate monitor” contiene una serie di potenziometri che servono per regolare l’invio dei segnali al monitor. I canali sono pre-fader quindi il segnale che arriva al monitor non risente del livello del fader.

Anche la sezione “mandate effetti” comprende più potenziometri necessari alla regolazione dell’invio dei segnali ai processori di effetto. Essendo canali post fader il segnale è influenzato dal fader e quindi dal livello impostato. Lo abbiamo nominato tanto, eccolo finalmente: signore e signori… il fader! Che cos’è il fader? È un potenziometro a slitta che serve per regolare l’invio del segnale ai canali di uscita, che è stereofonica ma può essere accompagnata anche da una uscita mono.

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