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Trattativa Ue, Conte è all’angolo. Fumata nera sul Recovery Fund

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Bruxelles, 18 lug – Niente da fare per Giuseppi. Il muro dei paesi nordici, i “frugali” guidati dall’Olanda non cede. E così il Consiglio europeo (il primo di “presenza” post Covid-19) vive una fase di stallo. Del resto che la trattativa sul Recovery Fund fosse “difficile”, per utilizzare un eufemismo, si sapeva già. Certo stridono i proclami con cui alcune settimane fa si erano salutati i miliardi, parte a fondo perduto ma buona parte in prestito a precise condizioni, che sarebbero spettati all’Italia. Insomma già prima più che un “bazooka” il Recovery Fund rischiava di assomigliare ad una pistola ad acqua, adesso con i “frugali” che chiedono di ridurre di ulteriori 50 miliardi le sovvenzioni a fondo perduto (passando da 500 a 450 miliardi) e di alzare i prestiti (da 250 a 300 miliardi) il Recovery Fund rischia di diventare meno conveniente anche del Mes.

Rutte e compagni conducono la partita

La proposta portata avanti da Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia è stata presa in considerazione, tanto che il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, questa mattina l’ha presentata ai leader Ue come nuovo possibile compromesso. Insomma Mark Rutte e compagni paiono avere il coltello dalla parte del manico, anche perché la Germania al momento non è che si stia proprio facendo in quattro per esercitare una qualche mediazione. Del resto la Merkel è convinta di aver fatto già abbastanza, grazie all’intesa con Macron che ha stabilito il principio della solidarietà europea. Ora la vera trattativa è un’altra storia.

Un vertice a 7 per superare lo stallo

Una storia che racconta di uno stallo durato per tutta la notte, con un nuovo vertice ristretto a sette organizzato questa mattina a precedere i lavori ufficiali del Consiglio europeo. All’incontro hanno partecipato, oltre ai presidenti di Consiglio e Commissione, Charles Michel e Ursula von der Leyen, la cancelliera Merkel, il presidente francese Macron, Conte, lo spagnolo Sanchez e l’olandese Rutte, che ieri sera ha bloccato ogni possibile avanzamento nella trattativa. Rutte ha chiesto l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio europeo (de facto un diritto di veto) e che l’erogazione dei fondi sia vincolata ad un rigido controllo sull’utilizzo dei soldi, connesso a piani di riforma strutturali che gli “indebitati” stati dell’Europa del Sud dovrebbero attuare. Inoltre i paesi nordici non vorrebbero solo rivedere la cifra del Recovery Fund, ma mettono in discussione anche i 1074 miliardi stanziati per il bilancio Ue 2021-2026. La Danimarca in particolar modo chiede di ridurre a 1050 miliardi, mentre l’Italia e il Parlamento Ue avevano chiesto addirittura di stanziarne 1300.

Conte è messo male

Insomma per Giuseppi davvero una trattativa difficilissima. Il nostro presidente del Consiglio deve portare a casa qualcosa, anche un accordicchio, per poter intanto scacciare il fantasma del governissimo. I soldi utilizzati per far fronte all’emergenza stanno per finire, per questo anche le tempistiche dell’eventuale Recovery Fund sono determinanti. Nella migliore delle ipotesi, ammesso che si trovi un’intesa, tra voto del Consiglio ed erogazione dei fondi non passeranno meno di tre mesi. Per Conte potrebbe essere già troppo tardi. A quel punto l’unica alternativa possibile sarebbe accedere al Mes (cosa che accadrà quasi sicuramente), con la conseguente crisi politica dovuta alla posizione dei 5 Stelle. E così gli scenari politici, con Forza Italia da sempre schierata sul sì al Mes, potrebbero cambiare anche piuttosto rapidamente. Insomma per Giuseppi le cose si stanno mettendo maluccio.

Davide Di Stefano

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