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Tensione Cina-Usa, la rappresaglia di Pechino: chiuso consolato americano di Chengdu

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Pechino, 24 lug – Non si placa la tensione tra Stati Uniti e Cina, mai così alta come negli ultimi tempi, dopo la chiusura del consolato cinese di Houston dei giorni scorsi, arriva la rappresaglia di Pechino. Le autorità cinesi infatti hanno deciso di chiudere il consolato americano nella città di Chengdu, nel Sichuan. La mossa è una “risposta legittima e necessaria alle misure irragionevoli da parte degli Stati Uniti“, si legge in una nota del ministero degli Esteri. “L’attuale situazione nelle relazioni Cina-Usa non è ciò che la Cina desidera vedere e gli Stati Uniti ne sono responsabili“, è l’accusa lanciata nella dichiarazione ufficiale.

Le accuse di Pechino: “Grave violazione diritto internazionale”

L’escalation tra le due potenze è scattata dopo che Washington ha ordinato la chiusura del consolato di Houston martedì. Pechino aveva minacciato di vendicarsi se gli Stati Uniti non avessero rivisto la decisione. Il consolato di Chengdu è stato istituito nel 1985 e ha circa 200 dipendenti con circa 150 impiegati cinesi assunti localmente. Questa mattina, il ministero degli Esteri ha notificato all’ambasciata Usa che la Cina “ha deciso di revocare la licenza per l’istituzione e il funzionamento del consolato generale degli Stati Uniti a Chengdu e di presentare i requisiti specifici perché il consolato generale fermi tutte le attività”, si legge nella nota. Il 21 luglio gli Stati Uniti, fa presente il ministero degli Esteri, “hanno provocato unilateralmente l’incidente, chiedendo all’improvviso alla Cina di chiudere il consolato generale di Houston, in grave violazione del diritto internazionale e delle norme di base delle relazioni internazionali e delle disposizioni pertinenti del trattato consolare sino-americano, danneggiando gravemente le relazioni sino-americane”. Pertanto, conclude la nota, “invitiamo ancora una volta gli Usa a revocare immediatamente la decisione errata e a creare le condizioni necessarie per il ritorno alla normalità delle relazioni bilaterali”.

Negli Usa incriminati 4 ricercatori cinesi presunte spie

Ieri il dipartimento di Giustizia Usa ha incriminato 4 ricercatori cinesi accusati di aver mentito sui loro legami con l’Esercito di liberazione popolare e con il Partito comunista cinese. Tre di loro sono stati arrestati, uno si è rifugiato nel consolato cinese di San Francisco. Stando al dipartimento di Stato i quattro avrebbero fatto parte di una trama organizzata da Pechino per infiltrarsi nelle istituzioni statunitensi e rubare informazioni scientifiche e tecnologiche. Tre dei ricercatori incriminati lavoravano nel campo medico nell’Università della California. Il quarto si stava specializzando in intelligenza artificiale all’Indiana University. Pechino ha definito la mossa “una pura persecuzione politica”. Il governo americano “ha molestato ed anche arbitrariamente fermato studenti cinesi e ricercatori negli Usa con la presunzione di colpa”, ha attaccato il ministero degli Esteri di Pechino, annunciando “misure per salvaguardare la sicurezza dei cittadini e i loro legittimi diritti”.

Appello di Pompeo “al mondo libero” contro “la nuova tirannia” cinese

Dal canto suo, il segretario di Stato Mike Pompeo ha rivolto un appello “al mondo libero” affinché trionfi contro “la nuova tirannia” incarnata dalla Repubblica Popolare Cinese. “Se il mondo libero non cambierà la Cina comunista, la Cina comunista cambierà noi”, ha dichiarato Pompeo, definendo il presidente Xi Jinping “adepto di una ideologia totalitaria”.

La replica di Pechino: “E’ come una formica che cerca di scuotere un albero”

Alle dichiarazioni senza precedenti del segretario di Stato Usa replica la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying: “Le parole di Pompeo suggeriscono che voglia presentarsi come il John Foster Dulles del 21esimo secolo lanciando una nuova crociata contro la Cina in un mondo globalizzato”. Dulles, fortemente anticomunista, è stato segretario di Stato durante la presidenza di Eisenhower. Nel 1954, alla Conferenza di Ginevra, si rifiutò di stringere la mano all’allora premier cinese Zhou Enlai. “Quello che sta facendo Pompeo – rincara la dose la portavoce – è inutile come una formica che cerca di scuotere un albero“. La diplomatica infine ha fatto appello “a tutte le persone che amano la pace nel mondo” per farsi avanti contro Pompeo e “impedirgli di fare maggiori danni al mondo”.

Adolfo Spezzaferro

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