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Ecco perché il ddl Zan sull’omotransfobia è liberticida

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Roma, 25 lug – Le armate del politicamente corretto, oggi intente sia a riscrivere il nostro passato che a prodigarsi per l’accettazione del ddl Zan sull’omotransfobia, si rivelano nuovamente i peggiori esempi di illiberalità e di caccia al nemico ideologico. Per non lasciare niente al caso, è bene ricordare che il suddetto disegno di legge apporterebbe una novità alla già presente legge Mancino riguardante le discriminazioni o violenze perpetrate per motivi razziali, religiosi etnici o nazionali, aggiungendovi i motivi riguardanti l’identità sessuale e di genere, rendendola un’aggravante rispetto alla violenza o alla discriminazione priva di tale movente. Ora, la legge Mancino, assieme alla legge Scelba, sono utilizzate dal mondo antifascista come scudi per difendersi da qualsiasi tentativo da parte del mondo libero di affermare la propria totale libertà di pensiero e di parola, accampando naturalmente la scusa dell’Italia nata dall’antifascismo, il quale si sostanzierebbe in queste due leggi.

A proposito di Costituzione

Come sempre, essendo etichettate come norme antifasciste, esse risultano intoccabili, sebbene di intoccabile di vi sia solo la prima parte della Costituzione che risulta essere, appunto, non emendabile. Tutto il resto è vivaddio mutabile sulla base dei mutamenti dei costumi e delle necessità. In ogni caso, le disposizioni transitorie e finali della Costituzione stessa asseriscono che, stante il divieto di creazione del Partito nazionale fascista, i gerarchi fascisti non godono dei diritti politici attivi e passivi (votare e farsi eleggere) per i cinque anni successivi dall’entrata in vigore della Costituzione. Dunque oggi, se Mussolini fosse vivo, potrebbe tranquillamente creare un partito, vincere delle elezioni e ricevere il mandato per formare un nuovo governo. Non potrebbe presentarsi al voto a capo del Partito fascista, ma potrebbe certamente trasferire talune idee di fondo in un nuovo partito con un nome diverso. Con buona pace per gli antifascisti militanti che hanno studiato la Costituzione sugli schemi che si facevano per l’interrogazione.

Accuse continue (e sbagliate)

Sfatato dunque il mistero del fascismo, che altro non è che un’insieme di idee, considerato erroneamente come male assoluto italiano, risulta evidente che in particolar modo la legge Mancino potrebbe tranquillamente essere sottoposta alla valutazione del Parlamento ove emergesse che il suo utilizzo sfociasse nella censura più bieca. Le discriminazione per motivi razziali, difatti, possono comprendere un vastissimo ventaglio di ipotesi che niente hanno a che vedere col razzismo, e oltretutto la fattispecie discriminatoria può concretizzarsi anche in un mero pensiero espresso in un articolo di giornale, e non solo, ad esempio, nella decisione di non affittare la propria abitazione a persone di colore. È assurdo continuare a sostenere che questa previsione normativa non generi un enorme rischio di vera discriminazione verso coloro che non si allineano ad un certo pensiero, adducendo come motivazione per la sua esistenza la necessità di tutelare il paese dal fascismo.

Quali discriminazioni?

Oggi, in Italia, le discriminazioni di genere o per l’identità sessuale non esistono. O, meglio, esistono dei casi isolati e specifici di discriminazioni e anche di violenze che però non possono essere spalmate sull’intera nazione e sull’intero popolo, come se fosse costume comune tenere comportamenti simili. Non essendo, appunto, il caso dell’Italia, apportare una modifica così pungente ad una legge già di per sé controversa è sostanzialmente folle. Soprattutto se l’attuale maggioranza di governo non corrisponde alla maggioranza dei votanti, dunque non possiede il famigerato mandato popolare. Tutti sanno bene che, una volta entrata in vigore questa modifica, le discriminazioni sull’identità di genere potrebbero scattare anche nel caso in cui un giornalista qualsiasi osasse scrivere che solo un uomo e una donna possono aver figli.

Logica liberticida

Chi si sta schierando contro quella legge e in generale contro le follie liberticide di questo governo viene inserito nella solita lista di proscrizione. Mario Adinolfi ad esempio ha scritto un libro, Il grido dei penultimi, e durante le sue presentazioni viene sistematicamente aggredito e attaccato da gruppi di difensori delle minoranze che hanno l’hobby di violentare le maggioranze. Ad oggi, le idee che partoriscono iniziative come il Ddl Zan sono nettamente minoritarie, soprattutto rispondono ad una logica liberticida. Inoltre, un libro e un’idea debbono poter essere espressi, tanto più se contrari ad un’iniziativa della maggioranza di governo. Nei tempi odierni assistiamo invece alla suddetta maggioranza, sostenuta dalla minoranza dell’Italia, intenta a restringere i limiti della libertà d’espressione. Non è un caso se con la sinistra al potere aumenta sistematicamente il controllo sociale.

Lorenzo Zuppini

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