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Stato di emergenza, Conte sparge la solita fuffa e attacca l’opposizione

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Roma, 29 lug – Dopo aver incassato il sì del Senato alla proroga dello stato di emergenza (in assenza di emergenza), Giuseppe Conte va alla Camera e ripete il copione di ieri, ma stavolta attacca l’opposizione, scadendo peraltro in un ridicolo quanto infondato vittimismo. Stiamo parlando di un premier che nonostante l’evidenza scientifica conclami che in Italia non c’è più una emergenza sanitaria per la pandemia lui sostiene che “il virus circola ancora” e che la proroga fino al 15 ottobre dei suoi poteri speciali – la facoltà di decidere tutto da solo a colpi di Dpcm bypassando il Parlamento – è per ragioni tecniche. Ma non pago di spargere la solita fuffa, Conte fa il risentito e se la prende con il centrodestra: “Se non si condivide la necessità di prorogare l’emergenza lo si dica in modo franco al governo“. Sì, l’ha detto veramente. Come se in merito l’opposizione non fosse stata abbastanza chiara dentro e fuori l’Aula, accusando il premier di “deriva liberticida”. Non è un modo abbastanza franco per esprimere il proprio dissenso, secondo Conte?

“Deriva liberticida? Affermazioni gravi senza corrispondenza con la realtà” (da quale pulpito)

Il premier punta il dito contro il centrodestra: “Ieri nel dibattito c’è stato qualche fraintendimento”, ha premesso, e “qualcuno ha detto” che lo stato d’emergenza è stato prorogato “per reprimere il dissenso, perché si vuole assumere un atteggiamento liberticida o tenere la popolazione in uno stato di soggezione”, ma si tratta di “affermazioni gravi che non hanno nessuna corrispondenza con la realtà“. Da quale pulpito viene la predica: fa specie che proprio Conte faccia riferimento a parole campate in aria, quando dai giuristi ai virologi dai costituzionalisti agli epidemiologi, tutti (ad eccezione dei giallofucsia e degli “espertoni” filogovernativi) affermano che non v’è più alcun presupposto per prorogare lo stato di emergenza e che farlo è una grave violazione delle regole democratiche.

“Scelta obbligata basata su motivazioni tecniche”

“Non si faccia confusione sulla popolazione, perché oggi sui social c’è qualche cittadino convinto che prorogare lo stato d’emergenza significhi rinnovare il lockdown dal primo agosto. Non è affatto così”, prosegue imperterrito il premier. “Ricordo che la dichiarazione dello stato di emergenza, ma questa cosa a quanto sentito da una parte degli interventi ieri in Senato purtroppo sembra ancora sfuggire, è prevista dal Codice di protezione civile, una fonte di rango primario di carattere generale la cui legittimità è stata positivamente vagliata dalla Corte costituzionale“, dice l’ex avvocato del popolo “buttandola in caciara”, come si dice a Roma. Infine, il premier si nasconde ancora dietro la fuffa: “La proroga dello stato di emergenza, se tiriamo via le polemiche e le posizioni ideologiche, è una scelta obbligata basata su motivazioni tecniche“.

Così Conte blinda la sua traballante maggioranza fino a dopo le regionali

La verità è che mentre nessun altro Paese europeo ha optato per una proroga, anche in condizioni più rischiose delle nostre sul fronte dell’epidemia, Conte blinda la sua traballante maggioranza fino al 15 ottobre. Ciò significa anche oltre le elezioni regionali e un’eventuale disfatta delle forze giallofucsia alle urne.

Adolfo Spezzaferro

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