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Verbali del Comitato tecnico scientifico, il Consiglio di Stato dà ragione (a metà) al governo

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Roma, 1 ago – La pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico può aspettare, almeno fino a settembre. Questa la salomonica pronuncia con la quale il Consiglio di Stato ha accettato la richiesta del governo di sospendere la scelta del Tar che ne imponeva la pubblicazione. La decisione non è però definitiva ma rinviata al prossimo 10 settembre.

Lo scontro sui verbali del Comitato tecnico scientifico

Il ricorso dell’esecutivo nasce a seguito di una querelle che da settimane lo vede contrapposto alla Fondazione Luigi Einaudi, che ricevuto un diniego alla richiesta di accesso agli atti opposto dall’esecutivo stesso in relazione ai verbali del Comitato tecnico scientifico. La ragione della richiesta è da rintracciarsi nel fatto che proprio sulla scorta di questi verbali – redatti dall’organo istituito lo scorso febbraio (ma ridefinito nella sua composizione ad aprile), posto sotto il coordinamento della Protezione civile e composto da esperti e qualificati rappresentanti degli enti e delle amministrazioni dello Stato – nei mesi scorsi erano stati varati i famosi Dpcm restrittivi delle libertà costituzionali.

Da qui il ricorso innanzi al Tar del Lazio da parte degli avvocati della Fondazione, che in prima battuta si erano visti dare ragione. Ne è scaturito, come detto, il controricorso inoltrato da Palazzo Chigi di fronte al massimo organo della giustizia amministrativa – il Consiglio di Stato, appunto – che ha riformato la decisione dei giudici di primo grado.

Decisione solo rinviata

Un ribaltamento, tuttavia, solo a metà. Perché è vero che i magistrati di Palazzo Spada hanno sospeso la pronuncia del Tar, rinviando però la decisione finale ad una camera di consiglio programmata il prossimo 10 settembre.

In quella data non è però detto che l’esecutivo possa vedere confermata la sua linea: “Non si comprende, proprio per la assoluta eccezionalità di tali atti, rispetto alle categorie tradizionali invocate in senso opposto dalle due parti – si legge infatti nel dispositivo – perché si debba includere tali atti atipici nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa […] prevede come regola l’accesso civico e come eccezione – tra cui questi atti atipici non possono essere inclusi né per analogia né per integrazione postuma della norma – la non accessibilità di quelle sole categorie di atti che, trattandosi di eccezione alla regola, devono essere interpretate restrittivamente”.

Nicola Mattei

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