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Zingaretti fa la morale agli altri, ma intanto ha raddoppiato il debito del Lazio

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Roma, 2 ago – Mentre tutti i riflettori sono puntati sull’affaire Fontana e schiere di giornalisti scavano nelle tasche del governatore lombardo con meticoloso accanimento per vedere se ha sottratto indebitamente soldi alla regione approfittando della sua carica, nessuno sembra curarsi dei conti di un’altra regione, quest’ultima governata dal fratello del noto attore, interprete di Montalbano. Come avrete intuito, stiamo parlando di Nicola Zingaretti e della regione Lazio. A quanto pare, infatti, la Corte dei Conti si è accorta di un pericoloso debito pubblico, che grava sul bilancio della regione guidata dal segretario del Pd e che ammonta a ben 22,5 miliardi di euro.

È giusto precisare che l’emergenza Covid-19 non ha colpe per quanto riguarda la creazione di questo spaventoso rosso in bilancio. Non c’entrano affatto i 14 milioni di euro di fondi pubblici spesi da Zingaretti per la fornitura di mascherine inspiegabilmente mai arrivate, così come non c’entrano tutte le spese impreviste dovute alla quarantena forzata. La relazione stilata dalla Corte dei Conti non analizza la spesa messa in campo per far fronte alla pandemia, si concentra solamente sul bilancio chiuso il 31 dicembre 2019, dopo sei anni di guida al palazzo della regione Lazio da parte dell’attuale governatore, entrato in carica nel 2013.

I conti di Zingaretti in equilibrio. Anzi: no

A onore del vero, bisogna dire che all’inizio del suo mandato Zingaretti pare si sia dimostrato molto abile a far quadrare i conti. Come riportato dal quotidiano Libero il magistrato Giuseppe Lucarini sostiene che: «Il piano di rientro del disavanzo di parte corrente risulta rispettato, peraltro con una quota di maggiore ripiano. Il graduale miglioramento dei saldi finanziari del bilancio regionale è inoltre riscontrabile dalla consistenza della cassa a fine esercizio che, nel 2019, risulta pari a circa 1,4 milioni di euro, in miglioramento, rispetto al saldo al 31.12.2018, pari a circa 828 milioni di euro e in ulteriore miglioramento rispetto agli esercizi precedenti. Quest’ultimi connotati da un ricorso alle anticipazioni di tesoreria nel tempo gradualmente riassorbiti, passando da oltre 1 miliardo di euro nel 2013 a poco meno di 29 milioni di euro nel 2017». Insomma, fin qui nulla si può contestare al segretario Dem che dopo anni di sofferenza, finalmente, sembrerebbe aver contribuito a far entrare qualche soldino all’interno del salvadanaio della regione.

Tuttavia, come direbbero i latini: “in cauda venenum”, ovvero, “nella coda sta il veleno”. Proprio nelle righe in fondo alla relazione della Corte, infatti, si cela l’inghippo: «non può non essere evidenziata l’elevata consistenza del debito pubblico», che non si tratta di pochi spicci ma di una cifra un tantino più elevata: 22,5 miliardi di euro per l’appunto. Considerando che, quando Zingaretti prese in mano le redini della regione Lazio, il debito pubblico, alla fine del 2012, ammontava a 11,2 miliardi, trascorsi questi 6 anni, possiamo dire che qualcosa è andato decisamente storto.

A quanto pare, particolarmente pesanti per il debito della regione, sono stati 9 miliardi di euro, di anticipazioni di tesoreria, cordialmente erogati dal ministero dell’Economia, tra il 2013 e il 2015, che la regione dovrà restituire con piani trentennali. Insomma, dietro quei conti a prima vista favorevoli, si celava un disavanzo finanziario complessivo di quasi 10 miliardi di euro. Del resto è un vecchio vizio della sinistra quello di spendere senza fare attenzione al denaro in entrata, tanto poi basta introdurre nuove tasse o magari fare debito per ripianare tutto. Inutile dire a chi, alla fine, toccherà aprire il portafoglio.

Alessandro Boccia

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