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Il blitz di CasaPound in Consiglio regionale Fvg: “Bloccare la rotta balcanica” (Video)

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Trieste, 5 ago – C’è chi parla e chi agisce. È questo il senso della protesta organizzata ieri da CasaPound Italia che in Friuli-Venezia Giulia irrompe durante seduta della VI commissione consiliare, per manifestare il proprio dissenso verso l’immobilismo che, da sempre, ha caratterizzato la giunta regionale riguardo la questione della “rotta balcanica”. La scelta del giorno, inoltre, non è stata casuale: l’ordine del giorno, infatti, prevedeva la discussione del “piano immigrazione 2020”, che si risolveva in oltre 7 milioni di euro destinati all’accoglienza, senza invece cercare di porre rimedio al fenomeno.

Le immagini del blitz di CasaPound in Consiglio regionale a Trieste

Le critiche e le proposte di CasaPound

Quello che il movimento ha voluto attaccare e criticare è stato principalmente l’atteggiamento del governo regionale. In un periodo in cui, dalla fine del confinamento e dalla riapertura dei confini, i rintracci giornalieri sono stabili su una media di 50 al giorno, la Regione non si è mossa in alcun modo per trovare una soluzione concreta al problema. Anzi, ha dovuto pure subire sgarbi istituzionali come quello del ministro dell’Interno Lamorgese, che in occasione della visita a Trieste lo scorso 13 luglio ha affermato che la “rotta balcanica non è un problema”; anche in questa occasione, il governo locale non è riuscito ad alzare la voce e a proporre una qualche soluzione adeguata.

Come spiegato al megafono nel corso dell’irruzione in Consiglio, secondo CasaPound occorre immediatamente che la Regione proclami lo stato di emergenza; che venga impiegato massicciamente l’esercito lungo i confini e che le persone rintracciate vengano immediatamente respinte. CasaPound chiede inoltre che la Slovenia rispetti gli accordi del Trattato di Dublino.

Il governo non chiude i valichi minori

A testimonianza del momento delicato che la Regione sta vivendo sul tema immigrazione, poche ore dopo l’azione di protesta compiuta sempre da CasaPound sui confini Italia-Slovenia, è scoppiata una rivolta all’interno dell’ex caserma Cavarzerani di Udine.  Nella serata di ieri poi è arrivata la decisione del governo di non chiudere i valichi minori in contrasto con il parere tecnico di Prefetture, Questure e Procure, garantendo in questo il continuo afflusso di immigrati. Il governatore Fedriga, in riferimento ai parlamentari dem, ha dichiarato: “Stiano comunque certi che l’amministrazione regionale non starà a guardare”, anche se vista la situazione sembrano suonare come le ennesime parole a vuoto.

Non intervenire, né sugli sbarchi né sugli arrivi, vuol dire creare i pretesti per una possibile bomba epidemiologica e sociale. Una bomba che l’Italia, specialmente in questo periodo, non sarebbe in grado di sopportare.

Luca Secco

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