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Zona rossa ad alzano e Nembro, Conte nega tutto: “Non ho mai visto il verbale del Cts”

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Roma, 7 ago – Il verbale del 3 marzo redatto dal Cts in cui i tecnici si appellavano alle istituzioni per la creazione della zona rossa in media Val Seriana? Conte dice di non averlo mai visto. Non lo ha dichiarato in qualche intervista ma direttamente ai giudici che lo hanno sentito il 12 giugno scorso. «Io quel verbale non l’ho mai visto». Lo riporta stamattina il Corriere citando lo stralcio del libro-inchiesta  Come nasce un’epidemia – la strage di Bergamo, il focolaio più micidiale d’Europa. 

Il Comitato tecnico scientifico non aveva usato perifrasi o giri di parole e si era dimostrato ben consapevole della delicatezza rappresentata da quei due Comuni lombardi, in cui l’indice di contagio era andato superando l’R0 1. Si legge infatti «Nel tardo pomeriggio sono giunti all’Istituto Superiore di Sanità i dati relativi ai Comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Al proposito è stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il direttore generale Cajazzo che confermano i dati relativi all’aumento. I due Comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili a un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio. In merito il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue. Questo criterio oggettivo potrà, in futuro, essere applicato in contesti analoghi».

Il posizionamento geografico, la natura di autentici hub strategici e commerciali nel cuore della Lombardia di entrambi i Comuni, l’aumento sensibile dei contagi avevano reso limpido il rischio di una potenziale catastrofe: i tecnici del Cts dimostravano di avere ben chiara in mente la proiezione di una diffusione virale in tutta la Regione e la necessità di adottare il meccanismo della zona rossa, già applicato con successo in precedenza in altri Comuni. Proprio per questo venne disposta l’immediata trasmissione degli atti alla Presidenza del Consiglio, una trasmissione che stando a quanto poi dichiarato dal Presidente del Consiglio stesso audito dalla Procura di Bergamo, si sarebbe trasformata in un autentico giallo. Conte avrebbe infatti dichiarato di non averlo mai visto.

Il 12 Giugno, i magistrati inquirenti di Bergamo, che da tempo indagano su evidenti errori e responsabilità di varia natura e di vario grado sulle migliaia di morti registrate nella bergamasca, si sono recati a Roma, per sentire il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in qualità di persona informata sui fatti. Ed è qui che si situa il mistero: infatti, alle domande dei magistrati, i quali cercano non solo di verificare se nella catena di comando vi siano stati errori tali da poter aver ampliato il numero delle morti ma anche di imputare le precise responsabilità, il Presidente del Consiglio, a fronte della evidenza rappresentata dal verbale del Cts, risponde di non averne contezza. «Quel documento non mi è mai arrivato», asserisce testualmente Conte. Mistero, certo. Ma non appare una giustificazione tale da poter porre la parola fine alla vicenda, alla luce della gravità dei rilievi del Cts e di quanto poi accaduto in tutta la Lombardia e nella bergamasca soprattutto.
Sarà quindi necessario ricostruire la storia della trasmissione del verbale, capire chi lo abbia ricevuto, letto, ponderato e soprattutto chi abbia deciso di non tenerne conto.

Cristina Gauri

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