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Pirozzi: “Mia moglie chiese il bonus per l’edicola ad Amatrice. Querelerò chi la paragona ai furbetti”

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Roma, 15 ago – Il consigliere regionale del Lazio Sergio Pirozzi è intervenuto con alcune precisazioni riguardo alle accuse di aver percepito il bonus riservato alle Partite Iva in difficoltà durante l’emergenza sanitaria. Da un’inchiesta del Tempo era infatti emerso che l’ex sindaco di Amatrice aveva richiesto e ottenuto il sussidio di 600 euro. Pirozzi si era subito difeso sui social affermando che la richiesta del bonus era stata fatta per il negozio di sua moglie: «Il terremoto [di Amatrice nel 2016] ha distrutto il negozio, ci siamo rialzati, poi è arrivato il Covid. Mia moglie rischiava di chiudere e ha chiesto il bonus».

Due giorni fa ha ribadito le sue posizioni all’Ansa manifestando la sua intenzione di agire per vie legali contro chiunque paragonerà la situazione della moglie a quella dei deputati che «in via diretta hanno approfittato delle gravi lacune che di questa legge, fatto che ho apertamente e pubblicamente condannato fin dal primo momento». Il consigliere ha dichiarato di non aver «beneficiato del bonus richiesto da mia moglie Teresa autonomamente per mandare avanti la piccola edicola che gestisce ad Amatrice. Né avrei potuto impedire che effettuasse una legittima richiesta per far sopravvivere la sua attività».

«Qualcuno pensa – sottolinea Pirozzi – che avrei dovuto garantire a mia moglie una ‘paghetta’, mortificando la sua scelta di autonomia economica che ha sempre rivendicato durante tutto il nostro matrimonio?». L’ex sindaco di Amatrice ribadisce l’assoluta ininfluenza della sua persona nell’impresa della moglie «sia da un punto di vista gestionale, sia rispetto alla posizione Inps e al conto corrente intestato esclusivamente alla mia consorte». L’edicola, che definisce «un piccolo negozio indispensabile per la comunità colpita dal sisma», era rimasto aperto «durante il lockdown pur con incassi azzerati per garantire un servizio pubblico. Un negozio che fa i salti mortali per rimanere aperto, con la doppia crisi terremoto-Covid». E conclude: «A tutela della mia onorabilità di uomo impegnato nelle istituzioni da 25 anni e di quella della mia famiglia, agirò per vie legali contro chiunque tenterà di mettere la posizione di Teresa sullo stesso piano di quella dei politici eletti che, in via diretta hanno approfittato delle gravi lacune che di questa legge, fatto che ho apertamente e pubblicamente condannato fin dal primo momento in cui è emersa la vicenda».

Su Facebook, infatti, Pirozzi tre giorni fa aveva scritto: «Una brutta storia, che fotografa bene la distanza che c’è oggi tra una certa politica e le persone comuni. io spero che questi 5 vigliacchi, di qualunque partito siano, si dimettano e chiedano scusa agli italiani e ai loro sacrifici. Sarebbe doveroso. Al centro ci sono sempre le persone: se uno è una brava persona lo è da cittadino e da uomo o donna delle Istituzioni. È questo che fa la differenza. Sempre».

Cristina Gauri

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