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Il governo punta a chiudere le discoteche. Gestori in rivolta: “A rischio 4 miliardi di fatturato”

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Roma, 16 ago – Il governo ha deciso di mettere i lucchetti alla vita notturna, dopo settimane di indici puntati contro la movida rea di essere uno dei principali diffusori del coronavirus. Era dunque nell’aria che optasse per la chiusura delle discoteche, pretendendo che le regioni si adeguino al dpcm dello scorso 7 agosto. “Restano sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso“, si legge infatti nel decreto. Cosa che in realtà è stata rispettate solo parzialmente, con diversi locali notturni regolarmente aperti in Italia.

Le intenzioni del governo

Oggi così, dopo una serie infinita di polemiche che hanno pressoché monopolizzato il dibattito politico, l’esecutivo giallofucsia ha convocato i rappresentanti delle Regioni per arrivare a un accordo sulla chiusura. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, a quanto si apprende dalla agenzie stampa, sarebbe intenzionato a presentare un provvedimento che vieterebbe categoricamente alle Regioni di derogare al dpcm. L’iniziativa odierna era stata in qualche modo anticipata dal ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che aveva parlato di un’eventuale chiusura delle discoteche “dopo Ferragosto in tutte le Regioni”. Insomma il governo ha voluto evitare un provvedimento restrittivo prima del 15 agosto per disinnescare inevitabili critiche, mossa talmente evidente da generarne di per sé altre.

Un problema economico

C’è poi un problema economico, difficilmente ignorabile. Secondo le stime del Silb, il sindacato italiano locali da ballo, con il nuovo stop alle discoteche “sono a rischio quattro miliardi di euro”. Secondo Gianni Indino, presidente del Silb Emilia-Romagna interpellato dall’Ansa, permane poi un equivoco di fondo. “Ad oggi solo il 10% dei circa 3.500 locali ha riaperto ed è questo che crea problemi? Da domani si rischierà di più con l’abusivismo“. Indino ha poi attaccato senza mezzi termini il governo da cui “finora non è arrivato un euro: ora chiederemo compensazioni, anche Iva al 4% e Cig ai nostri lavoratori”. Di fatto il punto è proprio questo: chiudere i locali senza prevedere un sostegno ai lavoratori rischia di produrre l’ennesimo dramma economico.

Alessandro Della Guglia

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