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Noi giovani in ostaggio nell’Italia di Pinocchio. Non rinunceremo a vivere in nome della paura

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Roma, 17 ago – Il nuovo Dpcm parla chiaro ed è molto strano. Abituati come siamo a fiumi di chiacchiere e decreti supercazzola degni della migliore tradizione cinematografica all’italiana, questa laconicità mette quasi paura. Obbligo di mascherina all’aperto, dalle 18.00 alle 06.00 e discoteche chiuse. Punto e basta, fino al 7 settembre. Lo hanno chiamato decreto anti-movida, forse per strizzare l’occhio a quel perbenismo tutto nuovo sorto dalle ceneri (materiali ed umane) del primo lockdown, che ha identificato nel giovane italiano il primo nemico per la salute nazionale. 

I vecchi “localari” di Ibiza ora sono la nuova buoncostume

A quanto pare il coronavirus ora colpisce di notte, possibilmente agghindato per andare a ballare: possiamo vederlo seduto al bancone o in mezzo alla ressa che cerca di strappare le mutande e la vita a qualche ragazzina ubriaca. Se non fosse la realtà potremmo dire che l’assurdità di questo governo di burattinai ha toccato il culmine (per ora). Sì, perché quello che è mascherato da decreto anti-movida sembra essere proprio un buon vecchio coprifuoco, per di più (rullo di tamburi) di stampo democristiano. Dov’è finita la sessantottina voglia “de scopa’?”. Lo abbiamo già detto: movida è una parola che fa ribrezzo anche solo a pronunciarla, ma ciò che fa ancora più ribrezzo è che i crociati della nuova buoncostume sono proprio quelli che se la sono inventata, quelli che hanno già dato, quelli degli anni ruggenti cocaina e pompini, quelli dell’estate a Ibiza e Mykonos.

L’Italia di Pinocchio e il governo di Mangiafuoco

Questa è la classe di quarantenni (ormai stempiati) che oggi si sbrodola con il governo del daddy Conte, popolo dei balconi che indica alla generazione perduta la retta via attraverso la selva oscura della pandemia. L’Italia è scivolata in una storia di Carlo Lorenzini, al secolo Collodi, ed è proprio quella di Pinocchio: intrappolata da un governo di Mangiafuoco che prima non ti manda a scuola e poi ti chiude dentro una bella gabbia. Mangiafuoco è una generazione che si è divertita ed ha insegnato ai figli a fare altrettanto, ma ora detta legge e repressione sui suoi piccoli burattini. È un capro espiatorio facile, sempre alla moda, quello dei giovani d’oggi, un evergreen divenuto mantra delle più basse ed abbiette riforme della storia repubblicana, mantra della distruzione della scuola pubblica, mantra di professori incalliti che hanno smesso di educare per limitarsi al nozionismo di facciata e dedicarsi anima e corpo alle riletture ideologiche di Virgilio.

Ci hanno venduto per decenni il sogno del paese dei balocchi e siamo finiti dritti nella pancia della balena, questo mammifero marino che ci tiene nel suo ventre caldo in attesa di digerirci, archetipo del mare e della modernità liquida. In prigione senza passare dal via è quello che si profila per un’intera generazione di studenti e giovani universitari, destinati a vivere all’ombra di un El Dorado che non hanno mai visto e vissuto, che si conserverà nella memoria solo attraverso le teche Rai, protetti dall’abbraccio materno di uno Stato – liquido, che si prefigura già come un regime sanitario dove in nome della salute si smetterà di vivere. Ecco il regime del quieto sopravvivere, ecco il regime della noia, ovvero della morte. Sì, della morte. Perché se la morte ha lasciato i nostri orizzonti come un corpo estraneo alla vita, come uno spaventa passeri che non abbiamo più il coraggio di guardare nei suoi occhi di paglia, la morte ritorna a noi come il Dio della mitologia greca Thánatos, rappresentato come un bellissimo giovane, bellissimo ma annoiato, giovane ma stanco. Non a caso è fratello di Ipno, il dio del sonno… il quadro perfetto di una generazione che se accetta di farsi giustificazione della repressione, morirà ancora prima della fine biologica che la Natura, volenti o nolenti, ad ognuno impone.

Rinunciare a vivere in nome della paura

Ecco il punto, è bene rinunciare a vivere in nome della paura? È così importante la salute da venire prima della gioia di vivere? Così Pinocchio non diventerà mai un bambino vero e non uscirà mai dal ventre della balena. Questo è il governo dei burattinai, a loro volta burattini, che portano a spasso questo carrozzone da circo per il macabro spettacolo di un’Italia in svendita. Non è un crimine avere vent’anni e nemmeno bere in compagnia. Il crimine che grida vendetta è quello di un’opposizione in spiaggia ed una maggioranza senza voti. Il crimine sono i porti aperti e i debiti contratti con una banca sovranazionale. Bisogna bruciare le mascherine se si vuole uscire da questo corto-circuito che volenti o nolenti abbiamo accettato, se si vuole riprendere il controllo di una vita in balia di Dpcm e coprifuoco.

È curioso, se non inquietante, che la morte che provoca il virus è molto simile a quella per annegamento. I polmoni si riempiono d’acqua, il risultato è lo stesso. È inquietante perché rispecchia il destino che si profila alle nazioni occidentali che stanno annegando per non finire annegate. Incolpare i giovani non basta a spiegare le cause di una pandemia globale: le cause andrebbero ricercate nel globalismo, nella libera circolazione di denaro, merci e manodopera, nella visione metafisica che regola tutto il mondo sulla legge della perdita e del profitto. È la “Morte per acqua”, la poesia di Eliot contenuta nel profetico The wasteland (Terra desolata) del 1922, in cui viene ammonita proprio questa visione, incarnata dal mercante fenicio Phlebas, risucchiato dai gorghi del mare per aver spinto troppo in là la sua sete di guadagno.

I “giovani” come fossero un corpo estraneo alla Nazione

Le cause di questa pandemia sono molto più serie di una pista da ballo, e le cause che hanno portato uomini farlocchi al governo che deve affrontarla ancora di più. Troppo difficile da spiegare a chi i suoi vent’anni se li è goduti e ora gode della repressione dei giovani, questi alieni che non meritano nome. A questo punto i giovani, questa classe da tutelare da se stessa come se fosse una categoria a parte staccata dal corpo della Nazione, devono per forza scendere in pista perché questo non è un attacco alla movida (che bruci la movida e chi l’ha inventata) ma un attacco diretto alla gioventù, con cui si aspira a togliere quegli ultimi strumenti basilari di socialità che sono rimasti in nome di una vita fatta di tamponi e plexiglass. Se morire di noia, guardando la tv e serviti a casa da uno schiavo uber dopo esserci masturbati con un porno in realtà aumentata è il destino che ci aspetta, meglio morire in strada senza mascherina, meglio morire dopo una sbronza, meglio morire in compagnia. Per la prima volta potremmo attribuire ad una festa in spiaggia una carica rivoluzionaria mentre Tieni il tempo di Max Pezzali potrebbe essere messa all’indice della musica proibita. Siamo in un mondo alla rovescia in cui i valori sono continuamente rovesciati come i flutti del mare. Ma dato che siamo in ballo, come si suol dire…

Libero Baluardo

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