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Draghi elogia la Ue e avverte: “Sussidi per la pandemia finiranno, pensare al futuro dei giovani”

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Rimini, 18 ago – Mario Draghi lancia l’allarme: i sussidi per fronteggiare l’emergenza coronavirus, che servono “a sopravvivere, a ripartire”, non bastano a salvare il futuro dei giovani. A loro bisogna dare di più: “I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”. Così l’ex presidente della Bce alla cerimonia d’apertura del Meeting di Rimini, la kermesse annuale di Comunione e Liberazione.

“Crisi da pandemia peggiore di quella di 12 anni fa”

L’ex numero uno dell’Eurotower fa presente che “dodici anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione”. Eppure, sottolinea Draghi, “superammo tutto ciò”. Ma poi è arrivato il coronavirus: “Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti”, è l’avvertimento dell’economista.

“Emergenza e provvedimenti straordinari non dureranno per sempre”

Ma “l’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre – ribadisce Draghi -. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire. Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche”. Ma, avverte, “non dobbiamo rinnegare i nostri principii. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada”.

“Adesso serve pragmatismo”

L’ex presidente della Bce è convinto che “nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino, né tanto meno come sarà la realtà allora. Le opinioni sono divise: alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente – fa presente – la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno adattandosi alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia. Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia, è improbabile“, ammette Draghi.

“L’economia si è contratta ai livelli della seconda guerra mondiale”

Con la crisi dovuta alla pandemia c’è stato un “aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente“, sottolinea il banchiere. Inoltre, “la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi” e “hanno approfondito le diseguaglianze”, prosegue nel suo intervento: “La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare”. La crisi economica attuale è grave, spiega: “Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale“. Per cui, chiarisce Draghi, “alla distruzione del capitale fisico che caratterizzò l’evento bellico molti accostano oggi il timore di una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale”.

La ricetta dell’ex numero uno della Bce per uscire dalla crisi

La ricetta per ripartire che propone l’ex banchiere centrale è in linea con la tendenza “green” tanto cara al governo giallofucsia: “Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi”.

Secondo Draghi poi, il lockdown ha mutato radicalmente il mercato del lavoro: “La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: negli Stati Uniti”, ha aggiunto, “la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati”.

“Privare un giovane del suo futuro grave diseguaglianza”

Poi l’ex numero uno dell’Eurotower si concentra sui giovani: “Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani. Questo – sottolinea – è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento”. In questa ottica, Draghi punta il dito contro chi finora non ha messo in sicurezza il futuro delle nuove generazioni: “Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza“. Anche perché, ammette il banchiere, “il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”, spiega.

L’ex banchiere centrale elogia la Ue

Infine, Draghi si concentra sulla Ue e fa presente che “è probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito”. Anche e soprattutto perché “la pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei – fa presente -. Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata“, afferma Draghi. Come? Puntando sugli strumenti economici della Ue. “L’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation Eu) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo”, è lo scenario ipotizzato da Draghi (dove la sovranità economica scompare del tutto).

“Dopo decenni Commissione Ue tornata al centro dell’azione”

In conclusione, l’ex presidente della Bce rivendica con convinzione il ruolo determinante della Ue per uscire dalla crisi: “Dopo decenni che hanno visto nelle decisioni europee il prevalere della volontà dei governi – spiega – il cosiddetto metodo intergovernativo, la Commissione è ritornata al centro dell’azione. In futuro speriamo che il processo decisionale torni così a essere meno difficile, che rifletta la convinzione, sentita dai più, della necessità di un’Europa forte e stabile, in un mondo che sembra dubitare del sistema di relazioni internazionali che ci ha dato il più lungo periodo di pace della nostra storia”.

Insomma, a sentire Draghi, la Ue sta gestendo bene la crisi da pandemia e anzi gli Stati membri devono affidarsi ancora di più a Bruxelles. D’altronde è come chiedere all’oste se il vino è buono.

Adolfo Spezzaferro

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