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“Ci fanno apparire come puffi”. La rabbia dei poliziotti alle prese con gli immigrati contagiati

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Roma, 18 ago – “La prevedibilissima impennata di arrivi durante questa pandemia non può certo essere fronteggiata facendo apparire come ‘puffi’ servitori dello Stato che guadagnano 1.500 euro al mese“. Con queste parole Vincenzo Chianese, segretario del sindacato Es, sintetizza la rabbia dei poliziotti alle prese con una situazione paradossale. Ieri è iniziato il trasferimento dei 21 immigrati positivi al coronavirus ospitati dal centro di accoglienza “Mondo Migliore” di Rocca di Papa in provincia di Roma (struttura ecclesiastica già al centro di numerose polemiche in passato).

Dieci blindati per il centro di Rocca di Papa

Per operare il trasferimento presso l’ospedale militare del Celio di quattro soggetti di nazionalità nigeriana, già protagonisti nei giorni scorsi di atti di vandalismo ripetuti tentativi di fuga, è stato necessario far intervenire sul posto ben dieci camionette del reparto celere, coadiuvate dai carabinieri del reparto di Rocca di Papa. Le immagini dei poliziotti vestiti come “puffi” con indosso le tute protettive azzurrine insieme agli scudi e ai manganelli hanno fatto il giro dei social e sono state condivise anche Matteo Salvini che ovviamente ha solidarizzato con gli agenti.

Il sindacato di polizia: “Non si può lavorare così”

Duro il commento dei sindacati di polizia. “Apprezziamo senz’altro il notevole sforzo profuso a tutti i livelli, oggi di più non si poteva certo fare, ma è fin troppo evidente che nessuna protezione potrebbe mai garantire al 100% dal contagio i colleghi impegnati in questo genere di servizi in caso di colluttazione con persone, che hanno davanti a sé, come orizzonte, il rimpatrio obbligato”, spiega in un comunicato il sindacato Es attraverso le parole del suo segretario Vincenzo Chianese. “L’Amministrazione ha fatto tutto il possibile, ma non si può lavorare così. L’immigrazione non può essere è un problema di Polizia. Oggi i colleghi del Reparto Mobile di Roma impegnati ad accompagnare all’ospedale militare del Celio una ventina di ospiti del Cpr positivi al Covid-19, per ridurre al minimo il rischio di contagio, hanno dovuto effettuare un vero e proprio servizio di ordine pubblico indossando tutte le protezioni che la Polizia di Stato ha potuto mettere a disposizione”.

Davide Romano

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