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Coronavirus, la truffa dei numeri. Il dato secco dei nuovi positivi non spiega nulla

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Roma, 21 ago – I numeri sono sempre interpretabili. La politica è l’esempio più lampante. Prendi la metà dei voti rispetto ai sondaggi? Puoi sempre dire che hai vinto perché magari cinque anni prima, con una situazione politica totalmente diversa e altre condizioni, avevi preso meno consensi. L’emergenza coronavirus, ormai spostata in toto dal piano sanitario a quello politico, funziona secondo dinamiche simili a quelle elettorali, almeno rispetto all’interpretazione dei numeri. In questi giorni i media mainstream ci stanno raccontando che ci troviamo di fronte ad un aumento dei contagi. Il Corriere della Sera in prima pagina parla addirittura di “impennata”. Numeri che, uniti al dato dell’abbassamento dell’età dei contagiati, ci dovrebbero far preoccupare, perché, se la tendenza dovesse proseguire, a breve ci troveremmo di fronte ad una nuova emergenza.

Numeri sbagliati. O meglio, raccontati male

Questa narrazione è basata su un dato falso, o quantomeno alterato. Il numero dei nuovi contagiati in sé non dice nulla. In primo luogo va sempre considerato connesso al numero di tamponi effettuati, cosa che non viene riportata quasi mai nei titolo di giornali e tg, ma solo all’interno. Questa semplice tabella spiega come non ci sia alcun aumento reale dei contagi, dato che il rapporto tra numero dei tamponi effettuati e positivi al Covid-19 è pressoché stazionario, compreso in una forbice tra lo 0,77% e l’1,3% che non sta assolutamente crescendo esponenzialmente, anzi.

La tabella della proporzione tra tamponi effettuati e positivi

  • 11 agosto 412 positivi su 40642 tamponi = 1,00 %
  • 12 agosto 481 positivi su 52658 tamponi = 0,91%
  • 13 agosto 528 positivi su 51188 tamponi = 1,00%
  • 14 agosto 574 positivi su 46723 tamponi = 1,22%
  • 15 agosto 629 positivi su 53123 tamponi = 1,18%
  • 16 agosto 479 positivi su 36807 tamponi = 1,30%
  • 17 agosto 320 positivi su 30666 tamponi = 1,04%
  • 18 agosto 403 positivi su 53976 tamponi = 0,74%
  • 19 agosto 643 positivi su 71095 tamponi = 0,90%
  • 20 agosto 845 positivi su 77442 tamponi = 1,10%

Insomma ieri si sono registrati 845 positivi in più, ma a fronte del più alto numero di tamponi mai effettuato durante la pandemia, ben 77442! Per capire il rapporto tra tamponi effettuati e percentuale di contagiati c’è questa tabella pubblicata dal Messaggero e aggiornata quotidianamente.

I veri numeri del contagio

C’è poi un altro dato che dimostra come il numero giornaliero di positivi non significhi nulla. Il 4 agosto scorso un’indagine condotta dall’Istat ha dimostrato come quasi un milione e mezzo di italiani sia entrato in contatto con il Sars-CoV2, più precisamente si parla di 1 milione 482 mila gli italiani che hanno sviluppato gli anticorpi, pari al 2,5% del totale della popolazione. Persino il Corriere della Sera, che oggi fa allarmismo parlando di “contagi in aumento del 140%”, ha riportato la notizia parlando dei “veri numeri del contagio“. Dunque i contagiati reali sarebbero sei volte superiori a quelli tracciati con il tampone (un milione e mezzo a fronte dei 250 mila ufficiali). In questo caso va anche riscontrato che la letalità del Covid-19 in Italia scenderebbe intorno al 2,3%, un dato molto più contenuto rispetto a certe vulgate allarmiste.

Ma i dati reali potrebbero essere ancora superiori, visto che nei mesi scorsi uno studio dell’Imperial College di Londra, riportato anche dall’allarmista Corriere, parlava di 5-6 milioni di contagi reali in Italia. Se ad aver contratto il virus fosse effettivamente il 10% circa dell’intera popolazione italiana ci troveremmo veramente di fronte a tassi di letalità da zerovirgola simili ad una influenza stagionale. Ma lo studio non è stato confermato ed è meglio ragionare sui dati reali.

Contano solo i dati di ricoveri e terapie intensive

Insomma il dato secco del positivi giornalieri va messo in relazione con i tamponi effettuati e con le stime reali del contagio, ma anche con l’impatto reale che questi contagiati hanno sul sistema sanitario. Come si sforza di spiegare da settimane l’infettivologo Matteo Bassetti, “i nuovi positivi non sono nuovi malati”. Al momento i ricoverati con sintomi (anche lievi) sono 883 mentre solo 68 si trovano in terapia intensiva (ad inizio aprile erano più di 4 mila i ricoverati in rianimazione). Anche qui analizzando i dati degli ultimi dieci giorni come fatto sopra per i nuovi positivi notiamo come l’11 agosto i ricoverati totali fossero già 801. Più 83 in ben dieci giorni, non sembra proprio un dato che giustifichi l’allarme di chi parla di una “impennata”.

Insomma ci sono i titoloni dei giornali, poi ci sono i numeri reali. Che vanno di pari passo con le effettive dichiarazioni dell’Iss e dei vari esperti, riportate strumentalmente quasi sempre in modo parziale, che parlano di “numero di nuove infezioni contenuto”, di maggioranza di casi “lievi o asintomatici”, di “indice di trasmissibilità Rt  stazionario a 0,83”. Rassicurazioni che si sommano a quelle di Massimo Antonelli del Cts, che spiega come “ora i posti in terapia intensiva siano passati da 5 mila a 8 mila” e che con “l’esperienza guadagnata ora si possono trattare più efficacemente e velocemente i pazienti critici”. Insomma come al solito da una parte ci sono i numeri reali, e in questo caso anche le dichiarazioni effettive degli esperti, dall’altra c’è la “narrazione” dei media mainstream, tesa a raccontare un allarme che non c’è. Perché lo fanno? Solo necessità di vendere più copie e pubblicità? Lo scopriremo solo nel prossimo autunno. Del resto ormai la pandemia è una questione squisitamente politica.

Davide Di Stefano

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