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Amatrice, lo schiaffo di Pirozzi al governo: “Non partecipo alle commemorazioni, chiedete scusa”

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Roma, 24 ago – «Oggi dovevate soltanto salire qui su, guardare il vuoto intorno dopo 4 anni, sentire il dolore delle PERSONE rimaste a sopravvivere e chiedere scusa, NON parlare di ricostruzione in partenza. Per questo io non c’ero!». Alla commemorazione per il quarto anniversario dalla tragedia che investì Amatrice fa un rumore assordante l’assenza dell’ex sindaco – e attuale consigliere regionale del Lazio – Sergio Pirozzi, che in un post al vetriolo spiega i motivi della propria defezione.

E motivi di polemica ce ne sono, davvero molti. Se si prescinde dalla solita auto-referenziale e celebrativa comunicazione istituzionale di Palazzo Chigi, con annuncio della presenza di Conte alla commemorazione e relativa, immancabile passerella, lo spettacolo a cui si assiste è ancora oggi quello della devastazione che alcun anni fa si è abbattuta sulla piccola città laziale. Una città che da allora non è mai stata messa davvero in condizioni di ripartire. Alle tante parole, ai tanti proclami, alla istituzione di un commissario per la ricostruzione di fatti concreti ne sono seguiti davvero pochi e la ricostruzione è rimasta in gran parte un vuoto slogan. «Oggi i posti vuoti, in quel campo, la dicono lunga – ha dichiarato all’Adnkronos Pirozzi – E’ la dimostrazione che era meglio se i politici andavano al mare oggi. Io sono fuori, e ci resto. Sto con i sanitari che da qui non sono mai andati via».

Nei giorni scorsi l’ex primo cittadino di Amatrice ai tempi del sisma aveva polemizzato con l’esecutivo, mettendo in forse già allora la propria partecipazione alle commemorazioni: «Mi aspetto che il 24 venga qualcuno di quelli che stanno al Governo e chieda scusa. Scusa alle comunità del Centro Italia che hanno subìto la distruzione, sarebbe un atto di grande umiltà. Una cosa del tipo ‘Abbiamo sbagliato, ci vogliamo rimettere in pista con le migliori forze, menti e conoscenze di tutti i partiti per risolvere il problema’. Invece corriamo il rischio che si venga su a dire che sono partiti 100 appartamenti, dimenticandosi che ne mancano 3.862. Al di là delle parole il fallimento si giudica sui fatti».
Cristina Gauri

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