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“Il punto è aggressivo”. La neolingua petalosa riscrive così la grammatica

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Londra, 24 ago – Dopo la natura ‘censurata’ dalla Bbc per evitare scompensi emotivi nei giovani, adesso si rende più ‘inoffensiva’ la punteggiatura: anche un punticino in più potrebbe turbare un ragazzo al giorno d’oggi. Almeno stando ad alcuni esperti di linguistica, secondo i quali nel testo di messaggi WhatsApp o sui social il punto viene ormai concepito come ‘aggressivo’. La cosiddetta Generazione Z, quella degli attuali adolescenti o massimo ventenni, è cresciuta nell’era della messaggistica istantanea, ergo il segno di punteggiatura finale non è più comunemente usato. Le abitudini di comunicazione si sono per così dire ‘evolute’ (anche se in effetti il termine esatto sarebbe ‘involute’).

Acute osservazioni

La bella dottoressa Lauren Fonteyn, progressista, coi tatuaggi in vista e col piercing al setto, ha twittato: “Se invii un messaggio di testo senza un punto, è già ovvio che hai concluso il messaggio. Quindi, se aggiungi quel segnale aggiuntivo per il completamento, vi verrà letto qualcos’altro e tenderà ad essere interpretato come un tono negativo”. Secondo il Telegraph, i linguisti sono tutti più o meno concordi sul fatto che il punto è diventato ormai superfluo, dato che i messaggi di testo vengono conclusi premendo ‘invia’. Owen McArdle, linguista dell’Università di Cambridge, ha dichiarato al Telegraph: “Non sono sicuro che questo valga però per le e-mail. Immagino che dipenda da quanto queste siano formali”. Insomma, voi non sarete tutti linguisti di fama come lui, ma potevate arrivarci comunque. Secondo il Daily Mail, nel 2015, uno studio della Binghamton University di New York ha concluso che le persone che finiscono i messaggi con il punto sono, addirittura, percepite come ‘insincere’.

Neolingua coccolosa

Lo studio ha coinvolto 126 studenti universitari, tutti appartenenti alla generazione di ‘snowflake’ che passa la vita a offendersi su internet, e i ricercatori hanno scoperto che i messaggi di testo che terminano il punto venivano associati dai baldi giovani a segnali di persone false e cattive. Insolitamente, invece, i testi terminanti con un punto esclamativo (quello che un tempo nel ‘galateo di Internet’ era paragonato all’urlare) sono considerati sentiti o più profondi. Celia Klin, professoressa che ha condotto la ricerca, ha commentato così: “I ‘texter’ fanno affidamento su ciò che hanno a disposizione: emoticon, errori di ortografia deliberati che imitano i suoni del parlato e, secondo i nostri dati, la punteggiatura”. Quindi il punto, che di per sé significa che una conversazione o parte di essa è finita, col suo suono definitivo è troppo rude per i ragazzi di oggi e gli si attribuisce un significato ‘intimista’. Altro che neolingua di Orwell, per il futuro il linguaggio sarà carino e coccoloso, mutuato da quello di Federico Moccia.

Nadia Vandelli

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