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Tornano i “congiunti”. Per la De Micheli lo sono pure i compagni di classe

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Roma, 26 ago – Che fine ha fatto il termine “congiunto”? Balzato agli onori della cronaca e dell’ironia generale dopo l’ormai celebre uscita del premier Conte, nonché oggetto di infinite quanto grottesche analisi giuridiche in omnia media, d’un tratto è scomparso. A tal punto che qualche nostalgico si sarà rivolto a Chi l’ha visto? per rintracciarlo. D’altronde un congiunto è pur sempre un congiunto, dal latino coniuctus, unito ad alcuno per ragione di parentado. Insomma un familiare, dunque un genitore, un nonno, uno zio, un figlio, un cugino. Oppure un amico, perché suvvia non staremo a guardare il capello consanguineo. Basterebbe rimembrare l’esegesi del viceministro della Salute, l’eterodosso Pierpaolo Sileri: “Il vero amico per me è come un familiare”.

Siamo tutti congiunti?

Ma si può dare di più, perché discriminare un conoscente? E con i colpi di fulmine come la mettiamo? Un amore all’improvviso vorreste relegarlo nell’alveo dei “non congiunti”? Certo, l’interpretazione resta ostica, quindi prima che prevalga l’obsolescenza o peggio ancora l’irrilevanza, urge una definizione più ampia di questo concetto. E qui serve l’estro del fuoriclasse funambolico, di quelli che nell’esecutivo giallofucsia si sprecano. Il guanto di sfida, nell’affannata corsa alla consegna della maglia numero dieci, l’ha però lanciato il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli.

Durante la riunione in videoconferenza con le Regioni, per l’incremento della capienza in condizioni di sicurezza sui mezzi in vista della riapertura delle scuole, è spuntato l’eureka dell’esponente dem: il termine congiunti va esteso anche a compagni di classe e colleghi di lavoro. Immaginatevi il preside di turno di fronte al supplente che si palesa per la prima volta in istituto: “Uelà vecchia spugna, vieni qua che facciamo nasino nasino”. Oppure due studenti al primo anno delle elementari alle prese col primo giorno di scuola: “Bella ‘bro’, batti il cinque”.

Come non detto

Ordunque, e se non ora quando, possiamo finalmente gridare: “Siamo tutti congiunti”? Neanche per sogno, perché poi nei mezzi di trasporto pubblici il ministro De Micheli ci ricorda che è obbligatoria la mascherina e serve una differenziazione degli orari per diluire i flussi di passeggeri. Ma come non s’era detto… vabbè, sarà per il prossimo Dpcm.

Eugenio Palazzini

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