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“Fatemi tornare in Bangladesh”. Immigrato colpisce poliziotto con una spranga

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Palermo, 28 ago – Un’aggressione dalle motivazioni assai singolari quella avvenuta ieri a Palermo dove un cittadino del Bangladesh ha aggredito un agente di polizia, colpendolo ripetutamente con una spranga e ha danneggiato la vetratura della porta blindata della sezione di Polizia giudiziaria della polizia in via Lo Forte.

L’uomo si è appropinquato all’ingresso della struttura brandendo un palo di ferro. Quando il poliziotto di guardia gli ha rivolto la parola chiedendogli cosa ci facesse con un oggetto contundente nei pressi di una stazione di polizia, questi ha reagito violentemente, ferendolo ad un braccio. Poi si è avventato sulla porta della sezione, urlando e chiedendo di essere rimpatriato in Bangladesh. Una strana richiesta, dal momento che gli extracomunitari sono soliti dare in escandescenza per il motivo opposto – quando cioè vengono rimpatriati contro la propria volontà. Gli agenti sono riusciti a bloccarlo e l’hanno portato in questura per identificarlo. L’agente ferito è stato trasportato in ospedale per le cure del caso.

«Troppo spesso i colleghi sono bersaglio di facinorosi e delinquenti che hanno il solo obiettivo di scagliarsi contro chi rappresenta lo Stato e tutela la collettività. Le continue aggressioni cui sono sottoposte le forze dell’ordine impongono una riflessione da parte della politica che ha l’obbligo di prendere una posizione netta e chiara, condannando tali atteggiamenti e pretendendo pene esemplari». E’ intervenuto così Giovanni Assenzio, segretario generale provinciale Usip Palermo, esprimendo solidarietà all’agente rimasto ferito.

«Da consigliere comunale, da appartenente alle forze dell’ordine, ma anche da cittadino esprimo la massima solidarietà al poliziotto che è stato brutalmente colpito a sprangate dal cittadino bengalese a Palermo», ha dichiara Igor Gelarda, capogruppo della Lega a Palazzo delle aquile e responsabile regionale dei dipartimenti della Lega. «I casi di violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa sono all’ordine del giorno, ma c’è chi preferisce passarli sotto silenzio. Sono scomodi da citare, sono scomodi da porre All’attenzione dell’opinione pubblica. Ogni giorno decine di migliaia di operatori in divisa rischiano la vita», prosegue. «E’ necessario inasprire le pene verso coloro che commettono violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa che, fin troppo spesso, non sono tutelati abbastanza quando operano su strada», conclude l’esponente della Lega.

Cristina Gauri

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