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Incapacità e misure folli: così non siamo più capaci di convivere con le epidemie

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Roma, 6 ago – E’ veramente difficile e complicato esprimere un giudizio che non sia terribilmente impietoso e negativo sull’azione del governo italiano in queste ore e giorni che precedono l’apertura delle scuole. Pur avendo avuto tempo a disposizione per fare in modo da aprirle in sicurezza, l’esecutivo si è crogiolato in altre faccende che, in questo momento, francamente, non erano assolutamente indispensabili (legge elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, emolumenti a pioggia destinati a tutti fuorché a chi crea lavoro).

Convivere con le epidemie

In tutte le epidemie che l’Italia ha subito nel secolo scorso non si sono mai viste le stupidità che si vedono adesso e, allora, perché non parlare con franchezza agli italiani? Perché non spiegare che le epidemie, ciclicamente, si ripresentano, a distanza di anni, e che vanno affrontate con senso di responsabilità collettiva e che, purtroppo, lasciano sul terreno ammalati e morti?

Il compito di governi autorevoli e capaci, di politici preparati e attenti, è quello di preservare la salute pubblica e il benessere economico, fornendo tutte le informazioni necessarie ai cittadini, ma rendendoli anche edotti e consapevoli che ogni evento epidemico comporta dei rischi che sono, purtroppo, inevitabili. Appare fin troppo chiaro che continuare a trastullarsi su mascherine, guanti, distanze sui mezzi pubblici, banchi monoposto a rotelle è solo una perdita di tempo, con milioni di euro spesi e nessun reale vantaggio.

Tutte le epidemie incontrate dall’umanità fino ad oggi hanno avuto il loro carico di ammalati e di morti ma, oggi, l’aggravante è data da un Sistema nanitario nazionale progressivamente depauperato negli anni che probabilmente, anche se definito “pubblico” e “nazionale”, non risponde più alla capacità di accogliere tutti e manca, soprattutto, della prevenzione, un tempo affidata agli ufficiali sanitari, e della medicina scolastica. Questi due aspetti della sanità pubblica non si possono recuperare d’emblée, né si può pensare di recuperarli “per magia”. Né si può ricorrere ancora ai medici di base affidandogli compiti inappropriati.

L’idea salvifica e malsana di poter controllare un evento epidemico-pandemico attraverso misure costose ed inutili può solo venire alla “politica” per offrire ai cittadini un’immagine della serie “si è fatto tutto il possibile”. Ma la realtà è ben più pesante e deve passare attraverso un’ammissione di responsabilità ed incapacità a gestire una situazione molto complessa e che potrebbe lasciare il passo ad altri più in grado di fronteggiare il problema.

Tutti gli errori delle “autorità”

L’Oms e il Comitato tecnico-scientifico avranno anche fatto il possibile, ma sono caduti in molte contraddizioni fin dalla prima fase dell’epidemia e non hanno aiutato a far crescere la fiducia dei cittadini. E’ vero: il virus di Wuhan era uno sconosciuto, ma era pur sempre un coronavirus, nota famiglia virale e, al di là del soggetto infettante, piani epidemici e piani pandemici non sono mai stati aggiornati dai governi che, ovviamente, mai avrebbero pensato di trovarsi a gestire un evento così drammatico. E su questi sarebbe opportuno applicarsi di più perché, forse, tra una decina di anni potrebbero servire.

Sarebbe necessario consultare tutti i medici ospedalieri e delle cliniche universitarie che hanno affrontato l’epidemia in prima battuta, per capire da loro in che fase ci troviamo e come inquadrare i positivi al tampone, per lo più asintomatici o paucisintomatici. Si esca dalle stanze del potere e si parli con franchezza agli italiani, i quali sanno perfettamente che l’epidemia è un fatto serio e gli si dica quali misure elementari porre in atto per tutelare se stessi e le loro famiglie.

Un’ultima riflessione va fatta sugli immigrati clandestini che, a frotte, arrivano sulle nostre coste. Anch’essi rappresentano un serbatoio di coronavirus e non possono essere ammassati in luoghi privi di ogni tutela igienica. Date le circostanze, non possono neanche essere “diluiti” in tutta Italia, perché la fase epidemica che stiamo vivendo non lo consentirebbe. Da più parti si chiede il “blocco navale” e forse sarebbe anche ora di attuarlo: la posizione geografica dell’Italia non può essere il pretesto per farci diventare il campo profughi (e infetti) dell’Europa.

Maria Teresa Baione
Medico Pediatra

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