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“I negazionisti non meritano le cure della sanità pubblica”. Lo sconcertante tweet della Strada

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Roma, 7 set – Non si meritano le cure del Sistema sanitario nazionale coloro che hanno partecipato alla manifestazione No mask, i «negazionisti» del virus che sabato si sono ritrovati in 1500 (secondo la questura) a Roma per manifestare contro la dittatura sanitaria, il governo e l’obbligo vaccinale. A sostenerlo è Cecilia Strada, figlia di Gino, che l’altro ieri ha così twittato: «Ho visto la manifestazione dei negazionisti a Roma. Ammassati, senza mascherine. Non ve lo meritate il Sistema sanitario nazionale. Vi cureranno sempre, ogni paziente “con eguale scrupolo e impegno, indipendentemente dai sentimenti che esso mi ispira”, ma non ve lo meritate. Oh, chiariamoci, ché forse sono stata ambigua: non dico che non dovrebbero ricevere cure. Chiunque ha diritto alle cure. Anche se non rispetta chi lo cura e la comunità che lo circonda. In questo senso, “non se lo meritano”: perché non lo rispettano, né il SSN, né la comunità». Come è umana lei.

Corrao le dà manforte

Visto che i geni vanno sempre in coppia, ecco l’intervento dell’europarlamentare pentastellato Corrao: «Non credo sia sbagliato identificare i negazionisti presenti a Roma oggi, tracciarli e fargli prendere il solenne impegno di rinunciare alle cure che il sistema sanitario nazionale offre. Essere imbecilli è una scelta che non può pesare sul resto della comunità». 

Quando il negazionismo era chic

Chissà se si riferiscono anche ai vari Zingaretti, Lucarelli, Formigli che a fine febbraio facevano a gara ad abbracciare cinesi, bere spritz sui Navigli, ingozzarsi di involtini primavera e negare l’esistenza di un’epidemia che era già entrata nei nostri confini. In ogni caso non male per la figlia di un medico: in sostanza, per la Strada, chiunque non aderisce a un certo standard morale non merita le cure mediche a carico dello Stato.

Quindi in teoria non le meritano chi si droga, non le meritano gli alcolisti, non le merita chi fuma ed è soggetto a malattie cardiovascolari o a tumori ai polmoni, non le merita chi si infetta di Hiv per essersi scambiato una siringa o per rapporti sessuali non protetti. Non merita assistenza chi guida ubriaco e provoca un incidente ferendo altre persone. La lista è infinita. Se si sfoltisce tutto, alla fine potrebbe avvalersi del welfare italico solo chi soffre di unghie incarnite. O forse anche lì è colpa di chi sceglie le scarpe sbagliate? Sfatiamo anche il mito del «Ssn che ti cura sempre». Durante il lockdown se si accusavano i sintomi di coronavirus il medico di base ordinava di stare in casa, provare la febbre e «chiamare il 118 solo se non si riesce più a respirare». Nessun tampone, nessuna cura, solo la speranza che l’infezione non si aggravasse. Molti sono morti così.

Cristina Gauri

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