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Neandertal, scoperto il più antico Dna dell’Europa centro-orientale: è di 80mila anni fa

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Roma, 8 set – Il più antico Dna dell’uomo di Neandertal mai trovato in Europa centro-orientale risale a 80mila anni fa. E’ quanto accertato da uno studio coordinato dall’Università di Bologna e pubblicato su Scientific Reports. Una scoperta straordinaria di studiosi che hanno rinvenuto il Dna analizzando un dente molare nella grotta di Stjnia, sull’altopiano Cracovia-Czestochowa, in Polonia. “Si tratta di un reperto rinvenuto in un sito archeologico impegnativo: siamo riusciti ad ottenere questo importante risultato grazie ad un forte approccio multidisciplinare”, dice Sahra Talamo, professoressa dell’Università di Bologna. “Questo studio rappresenta un grande esempio di come l’orologio genetico molecolare possa essere incredibilmente efficace per definire cronologie che vanno oltre 55.000 anni fa”.

Una scoperta fondamentale

Ma al di là dell’indubbio interessa scientifico e della bravura dei ricercatori italiani, che si confermano un’eccellenza, perché questa scoperta è particolarmente importante? Perché è fondamentale per comprendere un periodo dirimente della storia dell’uomo di Neandertal e di quella umana più in generale. Ovvero di un’era in cui la terra era caratterizzata da un’estrema stagionalità e molti gruppi si disperdevano verso l’Asia centrale. In pratica a causa del peggioramento delle condizioni climatiche, che avvenne più o meno 100mila anni fa, il territorio boscoso dell’Europa centro-orientale si trasformò in un ambiente caratterizzato da taiga e steppa. Un cambiamento che favorì l’arrivo dall’Artico di rinoceronti lanosi, mammut e molte altre specie adattate al clima freddo. Le stesse condizioni ecologiche provocarono contrazioni demografiche tra i Neandartaliani. “La Polonia, situata all’incrocio tra le pianure dell’Europa occidentale e gli Urali, è una regione chiave per comprendere queste migrazioni e per risolvere le questioni relative all’adattabilità e alla biologia dei Neandertaliani nell’habitat periglaciale”, fa notare Andrea Picin, ricercatore presso l’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva di Lipsia nonché primo autore dello studio.

Un lungo dibattito

“I risultati delle analisi effettuate sul molare rinvenuto nella grotta di Stajnia sono eccezionali e fanno luce sul dibattito legato all’ampia distribuzione dei manufatti micocchiani”. Il dente analizzato fu rinvenuto nel 2007 durante uno scavo archeologico nella grotta di Stajnia insieme ad ossa di animali e ad alcuni strumenti di pietra. “La morfologia del dente è tipica dell’uomo di Neandertal, confermata anche dall’analisi genetica”, dice Stefano Benazzi, professore dell’Università di Bologna e co-autore dell’articolo.  “Siamo rimasti estremamente sorpresi quando l’analisi genetica ha rivelato che il dente aveva almeno 80.000 anni. Fossili di questa età sono molto difficili da trovare e, in generale, il Dna non è ben conservato“, affermano Wioletta Nowaczewska dell’Università di Bratislava e Adam Nadachowski dell’Istituto di Sistematica ed evoluzione degli animali dell’Accademia polacca delle Scienze, co-autori dell’articolo.

Nuovi punti cronologici

“Abbiamo prima scoperto che il genoma mitocondriale di Stajnia S5000 era il più vicino a resti neandertaliani trovati nella grotta di Mezmaiskaya, nel Caucaso, e abbiamo quindi utilizzato l’orologio genetico molecolare per determinare l’età approssimativa del dente”, spiega Mateja Hajdinjak, co-autrice dell’articolo nonché ricercatrice presso l’Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva. “Dal punto di vista geografico, la scoperta di questo dente ci permette di fissare nuovi punti cronologici sulla mappa di distribuzione delle informazioni genetiche dei Neandertaliani“.

Alessandro Della Guglia

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