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Sakara su Colleferro: “Basta criminalizzare le MMA. Nostro sport si fonda sul rispetto”

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Roma, 8 set – Sul banco degli imputati per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte non ci sono solo i cinque ragazzi di Artena, ma anche le arti marziali miste. Nell’orgia di analisi socio-antropologiche sorte dopo l’omicidio di Colleferro, in molti, non potendo spingere forte sul movente razziale (escluso dagli investigatori), hanno puntato il dito contro le MMA. C’è chi come Massimo Giannini ha chiesto addirittura di “chiudere le palestre e bandire le MMA” e chi come Paolo Berizzi sostanzialmente afferma che nella rete delle palestre “gli sport da combattimento si usano per allevare picchiatori militanti” (ovviamente fascisti e razzisti). Su vari quotidiani le MMA sono state descritte con toni simili ai confronti tra gladiatori nell’antica Roma, uno sport da animali selvatici rinchiusi in gabbia, dove “tutto è lecito” e l’unico obiettivo è quello di massacrare senza pietà l’avversario.

Sakara: “Le MMA non sono queste, quelle sono mele marce”

In difesa delle MMA è intervenuto Alessio Sakara, forse il lottatore italiano più conosciuto, il nostro primo connazionale a competere in Ufc, l’organizzazione Usa più prestigiosa delle arti marziali miste. “Le MMA non sono queste, quelle sono mele marce” ha scritto Sakara su Facebook. “Le Arti Marziali miste sono uno sport che fonda in dei valori e dei principi come il rispetto e l’onestà, impegno, sacrificio, umiltà, voglia di imparare, costanza e passione. Voglio dissociarmi da quello che è successo a Colleferro, il brutale pestaggio nei confronti di Willy. Queste persone hanno fatto un atto violento e di prepotenza disumana che è contro la mentalità di chi pratica le arti marziali”. Se Sakara sente la necessità di “dissociarsi” è proprio perché un brutale pestaggio è stato associato alla natura di uno sport basato su principi ben diversi.

Le MMA e il rispetto per l’avversario

“Continuerò la mia battaglia per cancellare dei cliché che riducono questo sport a un banale atto di violenza”, spiega ancora Sakara. “L’avversario nell’ottagono rappresenta l’obiettivo che ognuno di noi deve avere per dare un senso ai propri sacrifici. Finito il combattimento, appena suona la campana dell’ultimo round, i fighter si abbracciano. In questo gesto c’è il senso delle MMA. L’abbraccio è il rispetto che bisogna avere per le difficoltà della vita. In quel momento riconosci in chi ti sta davanti la tua stessa umanità. Il mio abbraccio più forte e sincero va alla famiglia Willy. Vi sono vicino”.

Davide Di Stefano

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