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L’Italia in balia di un governicchio che invoca il Mes

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Roma, 9 set – In Italia basta avere dei muscoli e un po’ di tatuaggi per essere etichettato come fascista. Ecco, ancora meno attributi sono necessari per reggere un governo purchessia che, dopo aver navigato a vista durante la peggior pandemia dell’ultimo secolo, si affaccia sulle macerie crescenti senza avere la minima idea su come affrontare lo sfacelo generale. I due improvvisati statisti, il Di Maio e il Renzi, si mettono nella posizione assurda di chi, dopo aver voluto mantenere il culo seduto sulla sedia del governo, affronta con faccia stralunata la tempesta che non si aspettavano di dover gestire. Potrebbe sembrare che, dall’alto, qualcuno gli abbia voluto misurare la temperatura per sincerarsi che non fossero effettivamente ciò che millantano di essere: statisti di rango, animali politici con un certo fiuto.

Il coronavirus e tutto ciò che ne sta seguendo è il termometro, e la diagnosi che emerge da questo banale esame è sconcertante nella sua crudezza: siamo nelle mani dei peggiori possibili, verso i quali si può solo riversare disprezzo per l’incapacità non tanto di esprimere idee sbagliate, quanto di esprimere alcunché. Guardandoli in faccia, ascoltando quei tre o quattro interventi strampalati che la stampa gli concede ogni settimana cola il succo di questa mela avvelenata che è il politicume che si attovaglia alla tavola della cosa pubblica perché solo lì è in grado di sopravvivere. Non v’è antipolitica in questa frase, poiché la politica può essere un mestiere, laddove vengano riconosciuti meriti e risultati da chi detiene la sovranità: il popolo. Ogni altro ragionamento fine, forbito e probabilmente anche appetitoso finisce per instradarci nella direzione pericolosa della tecno-democrazia, ossia una democrazia che rimane tale solo perché un pezzo di carta chiamato Costituzione afferma che tant’è.

Un governo sul filo del rasoio

Invero, chi viene governato non detiene più la sovranità, essendo questa stata sacrificata sull’altare della meschina responsabilità di governo, della incomprensibile lingua del potere, il quale può e deve avere i suoi codici, ma non può sganciarsi totalmente dalla massa di individui da cui trae (o dovrebbe trarre) la sua linfa vitale. Oggi, la pappardella che ci viene propinata racconta il contrario. L’elezione anticipata viene considerata una bestemmia urlata nella chiesa del rigorismo ortodosso per cui, costi quel che costi, si deve votare solo ogni cinque anni. Il Renzi si riempie la bocca di questa idiozia, sebbene le norme lo prescrivano. Ma tale è e tale rimane poiché il problema dell’Italia non sono le elezioni bensì la fragilità con cui i governo nascono, e, dunque, poi crollano. Non a caso, l’attuale Conte bis corre sul filo del rasoio sia per i risultati delle regionali e sia per il risultato del referendum sul taglio dei parlamentari. Evidentemente, con buona pace del signorino di Rignano, l’esecutivo non è forgiato dal consenso popolare, altrimenti non vi sarebbero questi problemi. La salute gli è stata negata sin da principio da coloro che straparlavano di atto coraggioso e di responsabilità.

Il ricorso al Mes

A Di Maio, da par suo, non gli è stata concessa neanche la furbizia. È in balia degli eventi e non esprime la linea né del partito, né del governo. Tanto che, a Quarta Repubblica, il Renzi ha asserito che il governo farà certamente ricorso al Mes. La dichiarazione è stata più grave di quanto si possa pensare, sia perché metà dell’esecutivo lo rifiuta, sia perché per una manovra simile il governo necessiterebbe della spinta dell’intera nazione. Ma qui le cose vanno al contrario, con il governicchio purchessia che si appresta a rivoltare come un calzino l’Italia piovutagli tra le braccia, senza aver minimamente idea della direzione da prendere. Se il Mes serve, significa che la seconda ondata arriverà. Quei miliardi di euro verranno investiti fatti fruttare in un paio di mesi? E l’altra ondata di quattrini derivanti dal Recovery found, verranno nuovamente utilizzati per elargire bonus, dato che Gentiloni ha chiarito che saranno indisponibili per abbassare le tasse? Un governo purchessia, disponibile a guidare una nazione purchessia, non ha la necessità di porsi certe domande.

Lorenzo Zuppini

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