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L’aggressione a Salvini può essere un rito di magia nera africana?

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Roma, 11 set – Ci sono alcuni punti che non tornano nell’aggressione nei confronti di Salvini, avvenuta a Pontassieve, da parte della 30enne congolese Auriane Fatuma Bindela. Innanzitutto ancora non è stato chiarito come l’immigrata, che si è lanciata sul leader della Lega strappandogli camicia e rosario urlandogli più volte «io ti maledico», abbia potuto eludere così tranquillamente la sorveglianza delle guardie del corpo di Salvini. Secondariamente, Fatuma non è una emarginata sociale: è un giovane ben inserita, laureata e incensurata. Da quello che sappiamo della sua vita emerge il quadro di una persona assolutamente integrata e attiva su vari fronti del sociale, quindi non una disadattata con problemi psichici.

Ma c’è chi è andato oltre, suggerendo che il gesto della Bindela potrebbe essere un rito di magia nera africana. Il grido «ti maledico», il rosario strappato sulla quale la congolese si è avventata senza esitazione, da subito. Andrea Bocchi Modrone, antropologo ed esperto in religioni sincretiche afro-americane, intervistato dal Giornale non ha escluso questo movente, rilevando la presenza di «alcuni elementi che possono far pensare anche a un gesto di magia nera tribale. Innanzitutto vi è la rottura del rosario che sul piano “magico” può essere visto come un talismano di protezione – spiega – quindi un gesto che, osservato con la lente della magia nera può essere interpretato come un “io rompo la tua protezione e ti attacco con il mio Dio che è superiore”».

Poi vi è l’aspetto che riguarda «l’aggressione culturale e cioè il disprezzo nei confronti della fede (cristiana) di Salvini: per dirla in maniera semplice “io disprezzo il tuo Dio e il tuo credo”», aggiunge lo studioso. «C’è poi il tentativo di strappare un pezzo d’indumento a Salvini, indumento che può essere utilizzato come “testimone” (oggetto appartenuto alla persona che fa da tramite) per fare un rito di stregoneria, una fattura. Ammesso poi che questa persona conosca le pratiche rituali o conosca qualcuno che le sa fare». E per quanto riguarda il grido «ti maledico»? «E’ una maledizione, un’esternazione di odio, ti butto addosso il male per fartela pagare. Non lo ha semplicemente insultato, lo ha maledetto».

Un gesto che, al di là del credo religioso, «È una violenza verbale pesante perché non è un semplice insulto. La maledizione implica l’appellarsi a una forza superiore affinché questa ti crei del danno. Lei lo maledice in nome di quale Dio? Sicuramente non in nome di quello cristiano, altrimenti non romperebbe il rosario. Lì poi entrano in gioco tutta una serie di elementi tra cui la fede e le paure della persona», continua lo studioso. «Per quanto riguarda comunque i culti del Congo, vi è una figura di Dio unico, “Zambi” che però non identificano col Dio cristiano, come avviene ad esempio in Sud America. Del resto, se spacchi il crocifisso, già crei una rottura tra le due divinità». In conclusione l’antropologo non si sente di abbandonare del tutto l’ipotesi del rito di magia nera, «ma penso più al gesto di un’esaltata in stato alterato». E conclude dicendo di fare attenzione «alle emulazioni, perché questo caso fa da precedente».

Cristina Gauri

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