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Prete ucciso a Como, giravolta del tunisino. Prima confessa, poi cambia idea: “Non sono stato io”

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Como, 17 set – Dietrofront. E’ durata ben poco la confessione resa dall’assassino del «prete degli ultimi», don Roberto Malgesini: infatti il presunto killer tunisino, Ridha Mahmoudi, inizialmente reo confesso, ha ritrattato tutto durante l’interrogatorio tenutosi nel carcere di Bassone, in provincia di Como. Davanti al Giudice per le indagini preliminari il tunisino ha negato di aver ucciso il prete, sottolineando la sua totale estraneità ai fatti («Non sono io l’autore del delitto, non c’entro nulla») quando solo due giorni prima, per giustificare il proprio operato, aveva accampato una serie di giustificazioni piuttosto implausibli, dando la colpa addirittura allo Stato. Per altro, secondo quanto riporta l’Agi, il tunisino si sarebbe anche rifiutato di firmare il verbale con le dichiarazioni in precedenza rilasciate in Questura.

Un apparente colpo di scena, posto che martedì Mahmoudi si era consegnato ai carabinieri, non solo ammettendo il fatto e fornendo una serie di dettagli e di presunte motivazioni, ma anche dilungandosi nei dettagli e arrivando a insultare la memoria del prete, asserendo che avrebbe meritato di morire come un cane, in quanto responsabile di un complotto ordito ai suoi danni. La colpa dello Stato, secondo Mahmoudi, sarebbe ascrivibile al prefetto, reo – a suo dire – di averlo gravato di ben due provvedimenti di espulsione. Entrambi resi per altro inefficaci, il primo a mezzo di impugnativa giudiziale, il secondo impossibilitato dal blocco dei voli aerei per via della pandemia. In tutto questo si sarebbe inserito il prete, che avrebbe cercato di agevolare l’espulsione del tunisino.

Nonostante la significativa giravolta e le motivazioni originarie, secondo il Gip l’uomo sarebbe comunque perfettamente in grado di intendere e di volere e come tale imputabile. Non dello stesso avviso il difensore del tunisino, Davide Giudici, intenzionato a richiedere una perizia psichiatrica per certificare lo stato clinico mentale del suo assistito e per verificare la sua capacità di stare in giudizio. «Valuteremo questo aspetto è probabile. Faremo una valutazione sulla base della convalida e se necessario presenterò istanze ai giudici», ha dichiarato l’avvocato ad Adnkronos. Il magistrato che conduce le indagini è Massimo Astori, il pubblico ministero che aveva già coordinato le indagini della strage di Erba.

Intanto, la salma di don Roberto Malgesini è stata portata, su richiesta della famiglia, in Valtellina, dove i genitori e i tre fratelli abitano. Durante il trasporto, il feretro è stato fermato davanti alla chiesa di San Rocco, dove il prete viveva e dove, nei pressi, ha trovato la morte. Durante la sosta, la salma è stata salutata dai fedeli e da molti di quegli «ultimi» che Malgesini aveva aiutato nel corso della sua missione pastorale.

Cristina Gauri

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