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Studentesse in minigonna contro il “sessismo” dei prof. Il caso del liceo Socrate di Roma

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Roma, 18 Set. – Triste è la parabola dell’antifascistissimo Liceo Socrate di Roma, quello che ha visto i primi vagiti di alcune delle migliori menti dem di Roma Sud, come il presidente del municipio VIII di Roma Amedeo Ciaccheri e da sempre istituto “piezz’e core” per l’europarlamentare del Pd Massimiliano Smeriglio. In questi anni, infatti, il Liceo Classico della “rossa” Garbatella non ha fatto altro che andare sulle prime pagine dei giornali per episodi che col tanto sbandierato antifascismo poco hanno a che fare, non da ultimo l’episodio di “sessismo” di cui sarebbe colpevole la vicepreside.

“Ai professori cade l’occhio”

“Il primo giorno di scuola la vicepreside, entrando in classe per dare delle comunicazioni, ha poi chiamato fuori una mia compagna, che quel giorno indossava una gonna” spiega una studentessa a La Repubblica, ragazza del quinto anno del liceo scientifico. “Le ha detto che non era il caso di vestirsi in quel modo, che era provocante, che a qualche professore poteva ‘cadere l’occhio’. E a quanto abbiamo saputo la stessa frase è stata detta anche ad altre studentesse”. Dal battibecco nelle aule ai giornalisti di Repubblica il passo è breve, lo sanno tutti. Ma come mai una scuola in cui – e chi c’è andato lo sa – ci si poteva presentare tranquillamente con gonne inguinali e calze a rete, ora è diventato una mecca del patriarcato? La ragione che ha dato il là all’infelice battuta della vicepreside – che ancora non ha dato la sua versione – è che non ci sono i banchi. Si, avete letto bene. Al quarto giorno di scuola, gli studenti si devono accontentare di avere le sedie. Ma immaginiamo che per i collettivi che da sempre animano il liceo che ha visto muovere i primi passi all’attrice Anna Foglietta, questa non sia una priorità. Carlo Firmani, il preside della scuola, liquida la diatriba che sta di nuovo mettendo sotto i riflettori il liceo “rosso”: “Su una cosa posso garantire personalmente: il Socrate fa della libera espressione un punto fermo. Non mi sono neanche accorto che tutte le ragazze erano in gonna. Per me è ovvio che tutte e tutti possono vestirsi come vogliono. Gli unici limiti sono la Costituzione, il codice penale, e naturalmente un po’ di buon senso”.

Il liceo Socrate e i saluti romani

Ora vediamo i precedenti: lo stesso liceo romano, che a leggere i ricordi di certi ex no global ex tute bianche sembrava la fantasia di Gabriele Muccino in carne ed ossa, appena nel 2018 fu consacrato alle cronache nazionali perché ben 10 studenti si erano fatti immortalare mentre facevano il saluto romano, e proprio per la foto di classe. Ma, come, nell’antifascistissima Garbatella accadono queste cose? “Visto che i ragazzi erano sorridenti e in posa (non avevano dunque volontà di violenza) né hanno testimoniato “la volontà di ricostituzione di organizzazioni fasciste” in relazione al momento e all’ambiente”, il saluto fascista “va inquadrato tra le libertà di espressione e di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite”: parola di Milena Nari, allora dirigente scolastica.
E prima ancora, nel 2013, un piano dello stesso liceo romano fu dato alle fiamme. A qualcuno non sembrò vero di poter agitare lo spettro fascista, l’istituto ricevette persino la visite del sindaco Marino. “Si tratta di una pesante intimidazione nei confronti di chi lotta per una scuola pubblica, sicura e accessibile a tutti” commentò Lorenzo Lang, responsabile romano del Fronte della Gioventù Comunista ed ex-studente del Socrate. “Diamo la nostra piena solidarietà ai lavoratori e agli studenti del Socrate, che sono sicuro continueranno a combattere le loro battaglie con la stessa tenacia di sempre”. Ma ops, sorpresa sorpresa: a volte gli adolescenti fanno cose da adolescenti. E il fascismo e le intimidazioni non c’azzeccavano nulla: le fiamme furono appiccate da 4 studenti che si volevano vendicare di una bocciatura. Avevano maturato l’idea di compiere il crimine in spiaggia a Torvaianica e poi, pentiti, erano corsi a confessarlo. La scuola come paradigma comunicativo della società. Ora vedremo se queste accuse mosse alla professoressa siano concrete e non solo “voci” passate di classe in classe, e soprattutto ci auguriamo per il bene di tutti che gonna o non gonna, tornino sopra le belle cosce delle studentesse del Socrate anche dei banchi per studiare.

Nadia Vandelli

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