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Trasferire i clandestini in un’isola sperduta: l’incredibile piano del Regno Unito

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Roma, 1 ott – Modello australiano e pazienza per le polemiche assicurate. Il Regno Unito sembra intenzionato a portare avanti la stretta sull’immigrazione irregolare. Ma c’è di più, stando a quanto riportato ieri dal Financial Times, il governo di Boris Johnson sta pensando a una misura drastica per i clandestini che sbarcano nei pressi di Dover: realizzare degli appositi centri offshore dove rinchiuderli e dunque tenerli il più possibile lontano dal territorio del Regno Unito. Centri di accoglienza creati ad hoc al largo delle coste britanniche dunque. Oppure, e in questo caso si tratterebbe di una soluzione meno impegnativa per il governo di Londra ma destinata comunque a far discutere, lasciare i clandestini in mare su navi “crociera” fino a quando le autorità britanniche non avranno stabilito come ricollocarli.

L’isola di Ascensione

Ci sarebbe però una terza opzione che Londra, stando a quanto rilanciato oggi dal Guardian, avrebbe pensato davvero di mettere in pratica: trasferire tutti gli immigrati irregolari, in attesa che ottengano eventualmente la protezione internazionale, in una sperduta isola dell’oceano Atlantico: quella di Ascensione. Ovvero un remoto territorio d’oltremare britannico dipendenza di Sant’Elena (isola nota ai più per aver ospitato Napoleone Bonaparte in esilio) abitato da appena 800 persone e difficilmente accessibile. Secondo il Financial Times quest’ultima soluzione, decisamente la più drastica, sarebbe stata però già scartata dalle autorità di Londra. Il ministro dell’Interno, Priti Patel, starebbe però pensando anche ad altri piani. Come confermato da Downing street “il governo sta cercando alternative per cambiare le nostre politiche su immigrazione illegale e richiedenti asilo, in modo da proteggere coloro che finiscono nelle mani dei trafficanti di esseri umani”.

Le altre opzioni drastiche

Se l’idea delle grosse navi su cui collocare temporaneamente i clandestini resta la più gettonata, nell’esecutivo di Londra c’è però chi valuta ancora l’ipotesi di un trasferimento in un’isola, stavolta scozzese. Idea che non piace però al premier di Edimburgo, Nicola Sturgeon. Qualcun altro allora starebbe valutando di lasciar perdere i territori britannici, puntando tutto su nazioni estere amiche: Marocco, Moldavia e Papua Nuova Guinea i principali candidati, ma in questo caso potrebbero esserci problemi di natura legale. Eppure queste opzioni restano in piedi, perché il Guardian garantisce di aver visionato dei documenti ufficiali del governo di Johnson in cui sono riassunti i consigli del Foreign, Commonwealth and Development Office (FCDO) sul “potenziale offshoring dei centri di accoglienza per coloro che utilizzano vie di ingresso clandestine nel Regno Unito”.

Dagli stessi documenti si evince che il premier britannico è particolarmente interessato alla questione: “Oltre al lavoro sulle opzioni OT (territori britannici d’oltremare), il Primo Ministro ha chiesto consiglio alla FCDO su eventuali aree di Paesi terzi. Ci viene chiesto di suggerire opzioni per un programma del Regno Unito simile all’accordo australiano con la Papua Nuova Guinea“. Difatti l’Australia ha ricollocato sul serio molti immigrati irregolari, arrivati sul territorio nazionale, in apposite strutture costruite in Papua Nuova Guinea e sull’isola oceanica di Nauru, grazie ad accordi stipulati con i governi delle due nazioni del Pacifico.

Eugenio Palazzini

 

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