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Decreti sicurezza addio, la Chiesa esulta. E chiede ius soli e regolarizzazioni di massa

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Roma, 10 ott – Quelli che al tempo di Peppone, uno dei mitologici personaggi di Guareschi, erano mangiapreti, oggi si sono trasformati nei migliori alleati della Chiesa che Bergoglio, assieme a una folta truppa di preti militanti, ha trasformato in una onlus dedita all’accoglienza di clandestini coi quattrini altrui. Strano ma vero: il Partito Democratico ha incassato i ringraziamenti di Caritas e Cei per la recente abrogazione dei Decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini.

La “viva soddisfazione” di Cei e Caritas

Ne prendono atto “con viva soddisfazione” e si auspicano che “i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di revisione delle norme, anche con politiche attive di supporto”. Caritas prosegue affermando “l’importanza di favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti nel nostro Paese, attraverso un ampio riconoscimento della convertibilità in motivi lavorativi del permesso di soggiorno detenuto ad altro titolo, al fine di invertire la tendenza all’approccio securitario da un lato o assistenzialistico dall’altro”.

La Fondazione Migrantes dà inoltre la soluzione per abbattere i costi della gestione dei clandestini che sbarcano e che si stabiliscono sul nostro territorio: “Anche i costi per la gestione delle emergenza, dagli 840 milioni nel 2011 ai 4,4 miliardi nel 2017, possono essere ammortizzati nel tempo, soprattutto se sostenuti da politiche capaci di ridurre l’irregolarità che oggi è stimata in 670mila persone”.

La Chiesa vuole regolarizzazione di massa e ius soli

Leggendo fra le righe, è evidente come la Chiesa in questi comunicati si schieri smaccatamente in favore dei provvedimenti targati Pd che hanno sostanzialmente resto nullo il controllo dello Stato italiano sui propri confini. Cei e Caritas, oltretutto, non si sono limitati ad esporsi favorevolmente verso un partito di governo uscito sconfitto dalle elezioni ma che a quanto pare gode del gradimento degli alti prelati, ma hanno ritenuto opportuno e necessario dare un’idea su come gestire la bolgia di clandestini che affolla l’Italia: una regolarizzazione di massa, come se un soggetto malato chiedesse al proprio di medico di negare l’evidenza così da evitare si sostenere le spese necessarie per le cure. Un progetto suicida ritenuto intelligente solo da chi ambisce a trasformare l’Italia in uno dei grandi laboratori per il meticciato universale.

Non poteva mancare l’utilizzo dei bambini per rendere più melensa la chiacchiera: “Il 64,4% degli alunni stranieri è nato in Italia ma non ha la cittadinanza. Circostanza che rafforza sempre più la vestita di intervenire a modificare una vecchia legge, superando gli ostruzionismi politici che legano i minori ad un fenomeno a sua volta ostaggio della politica”. Citando il caso degli stranieri nati in Italia, Cei e Caritas hanno voluto schierarsi apertamente dalla parte dello ius soli, di cui il Pd non ha mai negato di subire il tremendo fascino.

La comunione di intenti della Chiesa bergogliana con la sinistra è allarmante perché rappresenta la prova dell’intreccio di interessi che lega questi due mondi, i quali, anche secondo un famoso detto attribuito a Gesù Cristo, dovrebbero occuparsi dei propri fatti senza interferire gli uni con gli altri. In già non poche realtà parrocchiali abbiamo assistito alla trasformazione dei locali parrocchiali in dormitori per clandestini e della messa in un banale messaggio di divulgazione del verbo immigrazionista. E non sono mancate neanche le visite di esponenti della sinistra che andavano ad accertarsi che in quelle loro filiali andasse tutto per il meglio, ossia per il peggio.

Il progetto congiunto della sinistra e della Chiesa presieduta da Bergoglio è quello di favorire l’arrivo di masse di immigrati afro-islamici, ai quali poi verrà attribuita facilmente e velocemente la cittadinanza. E se il verbo di Cristo viene di ridotto a questa manfrina buonista, non stupiamoci se poi le chiese sono vuote e le persone prive di speranza.

Lorenzo Zuppini

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