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Uber compra Free now per inguaiare i tassisti

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Roma, 11 ott –  Uber torna a far parlare di sé. Il colosso di San Francisco, leader nel settore del trasposto privato, vuole mettere le mani su Free Now. Quest’ultima (creata dalle case automobilistiche tedesche, Bmw e Mercedes) è la più grande piattaforma per la ricerca digitale dei taxi regolari. Quest’ultimi, dunque, subiscono un doppio danno da parte di Uber. Quest’ultima non solo danneggia i tassisti con la concorrenza sleale ma vuole anche controllare un’applicazione che rendeva più fruibile il servizio pubblico di trasporto passeggeri. Oltre al danno, la beffa.  Vediamo perché.

Free Now: l’applicazione pensata per i tassisti regolari

Le innovazioni tecnologiche dovrebbero essere pensate per migliorare la vita dei lavoratori e quella degli utenti. Un vero processo di modernizzazione non si limita a tagliare i rami secchi, ma realizza un progetto da cui tutti (o quasi) potranno trarre beneficio. Così, nel 2019, è nata Free Now (ex Mytaxi). Quest’ultima è una piattaforma multiservice per la mobilità urbana che opera in oltre 100 città d’Europa con 14 milioni di passeggeri e oltre 100.000 tassisti con licenza.

Free Now, rappresenta sin dall’inizio il contraltare di Uber. A luglio dell’anno scorso il ceo di Mytaxi Eckart Diepenhorst spiegava che: “Free Now è legato all’idea di libertà di movimento e ciò si traduce nel permettere ai nostri utenti di liberare la mente dallo stress della vita quotidiana, lasciando a noi il compito e il pensiero di portarli a destinazione, trovando il modo più comodo, veloce e rilassante per farlo. D’altro canto, per i tassisti significa: rilassati, siamo qui per assicurarci di avere abbastanza domanda e business. E lavoreremo sodo per aumentarlo”. Dopo un anno il colosso della Silicon Valley ha fiutato l’affare e vuole rilevare la “piattaforma europea”.

La concorrenza sleale della multinazionale americana

Uber si è resa conto che in Europa si stava sviluppando un modello alternativo che poteva sottrarle uno dei suoi maggiori mercati di riferimento. E allora, dato che non gli conveniva scontrarsi con Free Now hanno deciso di comprarsela. La notizia gira da diverse settimane: l’Ansa sezioni Motori ha parlato di quest’operazione il 29 settembre. La chiusura di un accordo, sembra comunque difficile.  L’impatto della pandemia potrebbe complicare la trattativa sul prezzo dell’operazione. L’acquisizione potrebbe essere solo rimandata. Ma se dovesse concludersi l’affare, a trarre beneficio saranno solo gli azionisti del colosso di San Francisco.

Uber è un’applicazione mobile (un programma per gli smartphone) nata nel 2009 per “collegare” gli utenti con gli “autisti pagati a cottimo come i rider”. Per i californiani è stato un gioco da ragazzi abbattere i prezzi. È bastato assoldare (ma non assumere) gli autisti che potevano abbassare le tariffe non dovendo pagare la costosa licenza data dal Comune. Un tassista per lavorare in una città come Roma sottostare a regole precise che gli impediscono di massimizzare i profitti come potrebbe fare un qualsiasi commerciante. Ecco perché contro Uber i tassisti fanno le barricate.

Se l’innovazione danneggia gli utenti

Chi vuole liberalizzare il servizio dovrebbe rimborsare chi ha già pagato o sta ancora pagando il costo della licenzaA quel punto a parità di condizioni potremmo vedere come funziona il libero mercato ai tempi della sharing economy. Non è difficile immaginarlo. I costi con Uber che (finora sono bassi per i motivi appena descritti) comincerebbero a salire. Gli utenti avrebbero a disposizione tanti autisti che invece di farsi la guerra tra di loro potrebbero fare cartello e stabilire delle tariffe per massimizzare gli introiti. Inoltre, i Comuni (sempre assetati di soldi) aumenterebbero le tasse sul trasporto pubblico e giustamente (nell’ottica del libero mercato) gli autisti scaricherebbero i maggiori costi sull’utente. Siamo ancora sicuri che il taxi 2.0 (propagandato dagli americani) sia davvero conveniente?

Salvatore Recupero

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