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La Capua e il nuovo Dpcm: “Giuste chiusure locali, movida va reinventata”

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Roma, 11 ott – Ilaria Capua è un altro di quegli esperti “cocchi” dell’informazione italiana, in primis il Corriere della Sera, che ci delizia con una sua nuova intervista in cui la scienziata (spesso protagonista di esternazioni contraddittorie sul coronavirus ma mai smentita a grande voce dai “debunker”) dice la sua sulle nuove strette regole previste dal Dpcm approntato da Conte e co.

Capua: “Mascherine ovunque”

Per la Capua, prima di tutto – anche prima dell’impegno dello Stato – arriva quello dei privati cittadini: “La mascherina va portata sempre, sottolineo sempre, tranne che in casa e nella propria macchina se si è soli.  Il disinfettante va tenuto sempre con sé, lavando le mani più spesso possibile con acqua e sapone. Il virus viene trasportato da goccioline pesanti, che tendono a cadere rapidamente. La distanza interpersonale di due metri ci protegge, in quanto il virus non è in grado di superarla indenne”.

“Rinviate il matrimonio di due anni”

Secondo la Capua, l’”esplosione dei contagi” (data per certa da una certa stampa ma tutta da verificare in quanto a cifre) non sarebbe da attribuirsi alla scuola, sulla gestione della quale l’esperta si complimenta con il governo italiano per aver riaperto più tardi di tutti. E sulle regole imposte sugli assembramenti dal nuovo Dpcm, dice: “Lo trovo giusto, anche se più che il numero di persone conta la provenienza e lo stato sanitario dei presenti. Credo che in questo periodo, per fare un esempio, non sia saggio fare una festa di matrimonio con invitati da mezza Italia. Paradossalmente il raduno di cento abitanti di un paesino sarebbe meno rischioso di un gruppetto di individui che arrivano da aree diverse. Ovviamente non bisogna rinunciare a sposarsi: si può fare una cerimonia più piccola e rimandare l’evento di un paio d’anni, quando presumibilmente saremo tornati a una normalità“.

Vive negli Usa, però sa tutto dell’Italia

Alla domanda del Corsera sull’effettivo rischio di collasso del nostro sistema sanitario di fronte a una nuova ondata di epidemia, la Capua ammette candidamente: “Vivo da quattro anni negli Stati Uniti e non conosco nel dettaglio la situazione italiana” ma ha delle certezze: “Nell’autunno 2020 gli ospedali sono più preparati di quanto lo fossero nell’inverno 2019. A marzo poi c’è stata una situazione incomprensibile in Lombardia, tanto che ci siamo chiesti se circolasse un virus diverso. La risposta è no, in Lombardia c’è stata purtroppo una convergenza di fattori negativi e il Sistema sanitario ha mostrato delle grandi fragilità”. E lei che non vive in Italia però sa straordinariamente entrare nel dettaglio sulla sostenibilità di questa nuova normalità: “Molte signore hanno cambiato pettinatura, per evitare di andare ogni settimana dal parrucchiere a fare la piega o la tinta”.

Movida “reinventata”

Naturalmente, la Capua ha anche un’opinione positiva delle nuove strette per i locali notturni: “Sono situazioni in cui si tende a stare senza mascherina e a parlare ad alta voce. Ricordiamoci che urlare e cantare sono i modi migliori per diffondere il virus. La movida va reinventata“.

Ilaria Paoletti

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