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“Italiano lingua sessista”: per gli esperti i nostri modi di dire discriminano le donne

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Roma, 15 ott – I termini “sessisti” farcirebbero l’italiano. Modi di dire come: “Non fare la femminuccia” o “sono cose da maschi”, secondo un’indagine condotta da Babbel su 12 Paesi diversi, opprimerebbero costantemente le donne italiane. Adesso, un’altra ricerca della Carnegie Mellon University indaga su quanto questi modi di dire persino inducano le donne a evitare le carriere scientifiche.

Donne, no a materie scientifiche per colpa della “lingua”

“La lingua comune frena le ambizioni femminili” dicono i ricercatori della Carnegie Mellon University. Il report da loro condotto sui modi di dire di ben 25 lingue diverse evidenzierebbe come “gli stereotipi di genere” implicitamente impediscano alle donne di intraprendere carriere o studi nel cosiddetto ambito “Stem” ( Science, Technology, Engineering and Mathematics). L’Italia guadagna il tredicesimo posto dei venticinque paesi analizzati nella ricerca.

Italiano più maschilista dell’arabo

Al primo posto delle lingue più maschiliste c’è il danese, al secondo il tedesco, al terzo il norvegese. Poi c’è il rumeno, l’inglese, l’ebraico, lo svedese, il mandarino, il persiano, il portoghese, l’hindi e l’italiano. Al quattordicesimo posto troviamo il finlandese, francese, coreano, spagnolo, indonesiano, arabo, giapponese, croato, turco, filippino, polacco. La lingua meno sessista è il malese. Proprio in Malesia il governo invitò le donne a vestirsi e truccarsi meglio e a non infastidire i mariti, segno evidente che non è il linguaggio il termometro della “discriminazione” che queste ricerche cercano di svelare. Anche perché la Danimarca e i Paesi del Nord Europa in generale sono sempre stati all’avanguardia per quanto riguarda l’emancipazione femminile.

“Maschilisti perché vecchi”, ma il Giappone?

“Il sessismo attraversa tutte le culture e le lingue del mondo e, nei 25 paesi analizzati gli stereotipi imperano, anche se i paesi più sessisti risultano quelli con un’età media più avanzata, come ci potevamo aspettare” – spiegano gli autori nello studio pubblicato su Nature Human Behaviour. E dire che ad oggi il Giappone è la nazione con l’età media più alta e si classifica molto dopo l’italiano, addirittura in ventesima posizione.

 “In italiano donna equivale a famiglia”. Ed è male?

Moly Lewis che ha diretto lo studio, dice dell’italia: “Il risultato della nostra indagine è che anche in italiano le parole relative all’uomo in carriera tendono a ricorrere, anche in una stessa singola frase. Al contrario, le parole relative alle donne tendono ad associarsi, ad esempio, al termine ‘famiglia’. Tali associazioni sono state confermate anche negli esperimenti psicologici fatti su speaker italiani. La conclusione generale, quindi, è che chi ascolta potrebbe imparare ad associare l’uomo alla carriera e le donne alla famiglia e questo potrebbe plasmare i loro stereotipi di genere”.

Una classifica … bislacca

Inutile puntualizzare che il linguaggio si plasma nell’esigenza di descrivere la realtà che ci circonda dalla notte dei tempi, ergo se la nostra lingua associa la donna alla famiglia è perché prima del 1968 – ma anche molto dopo – il collegamento era naturale e non offendeva nessuno. Ci si permetta anche di puntualizzare, se servisse, che molti dei Paesi che per questa ricerca sulle lingue “sessiste” sarebbero posizionati meglio dell’Italia farebbero letteralmente rabbrividire le femministe che si sdilinquiscono all’ora dell’aperitivo discutendo di questi report.

Ilaria Paoletti

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