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Bot da record, altra emissione con tasso negativo. I tifosi del Mes non cantano più

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Roma, 29 ott – Nella giornata di ieri il dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia e delle finanze ha collocato 6,5 miliardi di Bot a 6 mesi. Una normale emissione nell’ambito del preordinato calendario, che vede due aste mensili (ad inizio e a fine mese) di Buoni ordinari del Tesoro rispettivamente con scadenza annuale e semestrale, non fosse per un piccolo particolare. L’asta appena conclusa, infatti, rappresenta la nona consecutiva nella quale il ministero riesce a strappare un tasso negativo.

Bot ai minimi storici

Non solo ci avviamo verso la doppia cifra nel territorio del “sotto zero”, ma con quella di ieri i Bot a 6 mesi segnano l’ennesimo record. Mai, a fronte peraltro di una domanda 1,66 volte superiore all’offerta, erano scesi così in basso nei rendimenti: -0,478%, in ulteriore calo rispetto al -0,33% di fine agosto e al -0,392% di fine settembre.

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L’asta dei Bot segue di un giorno un’altra emissione conclusa anch’essa con successo. Il 27 ottobre è stato infatti collocato un Btp a 5 anni (Btp€i, legato all’inflazione) da 750 milioni che ha strappato un tasso negativo a -0,15%, sempre in calo rispetto ad un titolo analogo (Un Btp “standard”) piazzato a fine settembre allo 0,35%. Se il confronto non è corretto in linea di principio dato che parliamo di due strumenti, pur con identica scadenza, leggermente diversi. E’ comunque possibile che, in sede di prossima asta, anche il secondo possa avvicinarsi alla soglia zero dato che sul mercato, finito l’effetto dovuto alla contemporanea emissione di titoli europei per il finanziamento del programma Sure, i rendimenti hanno ripreso a calare.

Mes ormai superato dagli eventi

Il riferimento sarà il Btp a 7 anni (l’ultimo è stato collocato a metà ottobre allo 0,34%), anch’esso in calo sul mercato secondario – che rappresenta un’utile linea-guida per capire cosa accadrà in asta –  dopo la piccola “fiammata”. La durata non la prendiamo a caso: rappresenta una delle possibili scadenze dei prestiti del Mes, la cui presunta convenienza rischia di venire letteralmente annichilita dal costante e continuo – anche su diversi orizzonti temporali, non solo quindi sui Bot – contrarsi dei rendimenti.

Tutto questo grazie, principalmente, agli acquisti “pandemici” condotti dalla Bce. A dimostrazione che non abbiamo bisogno né di una sedicente solidarietà, né di vincoli esterni variamente intesivuoi il Mes, vuoi il Recovery Fundma solo, banalmente, di una banca centrale che faccia (anche se in via incidentale, come nel caso dell’eurozona) il proprio mestiere.

Filippo Burla

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