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Ecco perché viaggiare in autostrada non conviene (a meno che non siate i concessionari)

Ecco perché viaggiare in autostrada non conviene (a meno che non siate i concessionari)

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Noi motociclisti non amiamo le strade a pedaggio, ma talvolta siamo obbligati a percorrerle. Un report di Banca d’Italia ci invoglia ancora di più a starne lontano

A quasi due anni dal crollo del Ponte Morandi – che, a quanto risulta dalle inchieste in corso, è stato dovuto all’incuria gestionale e dei mancati investimenti messi in atto da Autostrade per l’Italia – il Ministero dei trasporti ha deciso che sarà proprio Aspi, in quanto concessionario della tratta, a gestire il nuovo ponte e le procedure di collaudo e consegna. Una scelta politica, di cui sarà il ministro Paola De Micheli ad assumersi la responsabilità. Che ci auguriamo sia azzeccata.
La speranza, a giudicare i dati emersi ieri durante un’audizione in Commissione Lavori pubblici del Senato, è che il concessionario più importante l’Italia – e con lui tutti gli altri operatori del settore – invertano la tendenza che potete facilmente vedere in questo grafico.
 

Questo grafico riporta il rapporto tra ricavi e investimenti effettuati sulla rete autostradale italiana dai concessionari, nel periodo 2009-2018. La fonte è il report “Indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali” stilato da Banca d’Italia. Le parole di Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia, suonano come una condanna: “Tra il 2009 e il 2018 i ricavi da pedaggi sono cresciuti del 28 per cento in termini nominali e del 13 in termini reali, prevalentemente in conseguenza del costante aumento delle tariffe unitarie, a fronte di un andamento dei volumi di traffico che ha sostanzialmente seguito il ciclo economico e che al termine del periodo considerato era su livelli analoghi a quelli iniziali. L’incremento delle tariffe in termini reali è riconducibile principalmente alla componente legata alla remunerazione degli investimenti. Nello stesso periodo la spesa annua per investimenti si è quasi dimezzata, raggiungendo il minimo nel 2017. La spesa è stata destinata per la maggior parte al potenziamento della rete esistente. Nel periodo si sono registrati rilevanti scostamenti tra gli investimenti programmati nei piani economico finanziari dei concessionari e quelli realizzati (in media pari a un terzo)”.
Insomma, incassi certi dai pedaggi, a fronte di investimenti in calo. Tutto “merito” del monopolio naturale che caratterizza la gestione della rete autostradale.

Ph. Andrea Leoni/Getty

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