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Perché il nuovo ponte di Genova non ha i guardrail salvamotociclisti?

Perché il nuovo ponte di Genova non ha i guardrail salvamotociclisti?

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Vi sono due ordini di motivi: una burocratico, l’altra tecnico. Ma è stata una scelta nel pieno rispetto delle regole. Ecco perché

L’inaugurazione del viadotto Genova San Giorgio, il fondamentale snodo di collegamento autostradale che unisce la A10, la A12 e la A7 e sostituisce il ponte Morandi (crollato il 14 agosto 2018) ha attirato l’attenzione di tutto il mondo, sia per i contenuti tecnici, sia per le polemiche nate dalla caduta del vecchio Polcevera, che innescò furiose polemiche – tuttora non sopite – sul metodo di gestione delle Autostrade.
In seguito all’inaugurazione di qualche giorno fa, però, abbiamo registrato un focolaio di polemiche relative al fatto che tale opera di nuova costruzione e di contenuti ingegneristici rimarchevoli, sia sprovvista dei guardrail salvamotociclisti. Un sintomo della scarsa attenzione nei confronti della categoria degli utenti delle due ruote, secondo alcuni.
 

PERCHE’ NON CI SONO I GUARDRAIL SALVAMOTOCICLISTI?
Dueruote ha indagato sulla questione, sentendo tutti i soggetti chiave coinvolti nella filiera costruttiva del ponte (quindi Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato, che ha curato il progetto esecutivo, Rina che si è occupata del project management e Anas, per la parte di collaudo tecnico). Ebbene, abbiamo scoperto che in effetti il progetto esecutivo del ponte ha avuto il via libera dal Consiglio superiore dei lavori pubblici prima dell’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto Toninelli” che per l’appunto stabilisce su quali tipologie di strade devono essere installati tali dispositivi.
Pertanto, come conferma Anas, “le barriere di sicurezza montate lungo il Ponte San Giorgio di Genova sono state scelte dal progettista e approvate dal Responsabile del procedimento sulla base della normativa vigente. Anas, in qualità di collaudatore tecnico amministrativo, ha confermato la loro idoneità sulla base della medesima normativa”.
Quindi si è trattato solo di un tempo tecnico, che ha consentito al progettista di non installare questo tipo di barriere di sicurezza? Non solo. Come confermano dal Rina, in nessuna delle curve del ponte San Giorgio si raggiunge un raggio minore di 250 metri, che è la soglia entro la quale tutte le strade di nuova costruzione devono prevedere questi dispositivi in via obbligatoria.
Insomma, come abbiamo documentato in un’inchiesta qualche mese fa, tali dispositivi sono oggettivamente difficili da installare. A maggior ragione su un tratto autostradale (tipologia di strada dove l’incidenza di sinistri legato alle due ruote è bassissimo) breve e con una velocità di percorrenza limitata a 80 km/h.  
 

UN PROBLEMA ANNOSO
Ma non ci è bastato, abbiamo voluto saperne di più. Pertanto abbiamo bussato alle porte di Aisico, società leader mondiale nella certificazione di barriere salvamotociclisti ed ente terzo per eccellenza. Il quale conferma quanto affermato dagli altri soggetti e sottolinea come a tutt’oggi manchi una barriera con marcatura CE che sia stata certificata sia per auto e mezzi pesanti, sia per le moto: “Ricordiamo che i dispositivi salvamotociclisti sono aggiunti a posteriori a barriere certificate CE che, proprio in seguito a questa modifica strutturale, devono poi essere riomologate con un nuovo crash test”, sottolinea Stefano Calamani di Aisico.
Insomma, piaccia o no, il progetto del ponte San Giorgio è stato fatto a regola d’arte.
 

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